sabato 30 marzo 2013

È così.

Sembrava che quella superficie porosa e arancione non finisse mai. Tutta uguale fino all'orizzonte, tutta uniformemente caratterizzata da piccoli pori fino a che l'occhio poteva vedere.
La possibilità di sopravvivenza era valutata con unità di misura non apprezzabili. Eppure, mantenevo tutta la calma di cui c'era bisogno e continuavo il mio disagiato cammino nella stessa direzione.
È questo il bello delle località desertiche, non ci sono indicazioni e tu vai avanti verso il punto d'orizzonte stabilito, senza avere indicazioni o altro che ti distraggano dalla meta.
La noia è uniforme, ma anche il deserto lo è, ciononostante, non possiamo classificarlo come noia, né come portatore di questo insano stato della mente.
Detta così sembra banale, ma in realtà, le dimensioni sono marginali, che sia una galassia, o un sistema, o una stella o un pianeta, le distanze saranno sempre succubi della nostra capacità di percorrere ampi tratti in piccole scansioni temporali.
È così che il mio pensiero puntiforme percorre avventurosamente la porosa superficie arancione di un'arancia, alla ricerca delle tracce di una civiltà preesistente che, se è esistita, non può essere stata integralmente cancellata. 
La storia non si ripete, ma spesso ha svolgimenti la cui affinità lascia sconcertati.
 

domenica 17 marzo 2013

L'arte del dileggio

Ci siamo, Berlusconi è annientato, nonostante le sue televisioni i suoi giornali e i suoi saltimbanchi imbonitori, è finito, non farà ulteriori disastri all'Italia.
Bene, direte voi, è ora il momento che le forze più attente al sociale rimettano in ordine tutti i guai che il peronista di Arcore ha combinato. Sbagliato, miei cari, sbagliato. 
Non abbiamo, purtroppo, una forza socialdemocratica, quello che abbiamo è una sinistra malferma sulle gambe, sempre indecisa sull'intraprendere finalmente la retta via, per il timore di doversi assumere delle responsabilità.
Una sinistra che,nei momenti delle grandi decisioni, è sempre riuscita e riesce a sfilarsi, anche quando ha un vantaggio imprevisto, procurato dalla palese incapacità degli avversari..... 
Lo so, tutti pensano al povero Bersani, invece pensavo al "grande" Berlinguer che nel 76, momento di grandissimo fulgore del PCI, pensò bene di non forzare la mano e appoggiare "esternamente" un monocolore democristiano, pur di non esacerbare il tanto temuto "conflitto sociale".
La storia di irresponsabilità della sinistra italiana affonda, quindi, nel passato, anche piuttosto lontano, ma ora che i tempi sono cambiati e potrebbero cambiare anche le cose, il "comintern" non riesce a liberarsi del proprio retaggio di irresponsabilità e  invece di prendere in mano il potere e guidare questo povero Paese fuori del casino, organizza dal nulla una nuova campagna del dileggio, arte in cui la sinistra è maestra.
Non sazi dei venti anni venti di dittatura berlusconiana che il loro atteggiamento ci ha dolorosamente inflitto, ora la sinistra è scatenata contro Grillo, il nuovo mostro da abbattere, il Berlusconi dei poveri e dei derelitti, un saltimbanco da quattro soldi, alfiere di una rivoluzione improbabile quanto impossibile, all'insegna del nuovo e dell'essere diversi. 
La storia ci dice quanto questi eventi siano irrilevanti, perchè ben altre sono le forze che cambiano la Storia.
Ma i nostri "sinistrini", invece di pianificare una buona politica e prepararsi a gestire la Nazione, partono per la crociata anti-grillo, in modo da fare crescere nel popolo la compassione per il nuovo martire della ferocia fatta presa di culo.
Grazie a questo comportamento criminoso, si è consentito al Partito di Grillo di prendere il 25% dei voti italiani e poichè non basta, si continua nella finta demonizzazione del "nemico", al solo fine di farlo crescere esponenzialmente e allontanare in modo definitivo dall'orizzonte del Partito Democratico la terribile minaccia di dovere governare questo Paese.


lunedì 11 marzo 2013

Il percorso nuovo

Il filtro era molto artigianale, della garza adagiata su più strati all'interno dell'imputo e l'imbuto inserito nellimboccatura della bottiglia. Questa era la premessa manufatturiera alla prima realizzazione dell'infuso sardo per antonomasia: il mirto.
Maria Grazia e il suo ragazzo erano venuti dalla Sardegna con oltre quattro chili quattro di bacche. Un orgasmo intellettuale. Il resto era stato facile, la valutazione della più convincente ricetta e relativa attuazione.
In realtà, solo la teoria è facile, la pratica è più complessa assai, per cui ero addivenuto alla decisione di fare due versioni diverse dello stesso liquore, una da "signorine", un po' più morbida e una da  "veri uomini" ben piantata sull'importanza del tasso alcolico.
I tempi dell'infuzione erano stati opportunamente lunghissimi,tanto da consentire una larga documentazione sulle cose da fare e la relativa attuazione.
Una delle principali esigenze, generate dalla lettura dei dati, era l'acquisizione di un torchietto, attrezzo di cui avevo ignorato l'esistenza fino ad allora.
In realtà un manufatto ingegnoso, quanto semplice. Un contenitore con un ugello al proprio fondo, che contiene un secondo elemento cilindrico e bucherellato, a far uscire i liquidi. Un piatto collegato a una vite senza fine che entra in questo secondo elemento. Il tutto in un supporto che consente, tramite piatto e vite, di spremere (torchiare)  le bacche dopo l'infusione.
Tutto si era evangelicamente compiuto, restava la filtratura e l'imbottigliamento.
Il mirto gocciola dall'imbuto dentro alla bottiglia, sollevando le piccole corone brune col proprio peso.
Il profumo è intenso e il colore come di sangue di salasso. Mai avrei pensato che quelle piccole e insignificanti bacche macchiassero peggio dei carciofi e delle noci......
Ora il prodotto del mio artigianato da neofita era amorevolmente contenuto in ampolle di vetro, pronte a essere offerte ai palati curiosi.
Questo era il percorso nuovo, si aprivano nuove strade, laddove la vecchia vita non aveva saputo offrirne.

martedì 26 febbraio 2013

Il giudizio

Il giudizio, quando arriva, non fa sconti, è netto e per questa sua particolarità scontenta necessariamente qualcuno. Oggi è uno di quei giorni in cui il giudizio è arrivato e ha reso palese quello che tutti sanno circa le nostre particolarità, ma tant'è.
La folla dei delusi e degli amareggiati da un esito che non li ha soddisfatti, è imponente, ma  anche la folla dei contenti ed entusiasti dall'esito che li ha favoriti, è imponente.
È sempre stato così, sempre divisi in due, a darsi le colpe gli uni con gli altri per le cose che non vanno e a prendersi i meriti anche delle giornate di sole.
D'altronde è così, nella nostra cultura di popolo il bene comune non esiste, esiste solo il personale, il privato e quello che è pubblico è lì solo per essere depredato.
E così siamo arrivati alla fine e nulla potrà essere fatto e nulla potrà essere deciso. Il pareggio che scontenta tutti e accontenta tutti è servito in un'urna d'argento.
Ho sempre pensato che la democrazia fosse il peggiore dei sistemi di governo, perchè si fonda sulla circonvenzione degli incapaci sia d'intendere che di volere..... ma oggi sono portato a pensare di essermi sbagliato, la democrazia è senza dubbio quella bieca forma di sopraffazione dei più deboli, ma è altrettanto vero che non ci meritiamo altro.


venerdì 15 febbraio 2013

L'arte di scegliere.

Poche altre cose sono scivolose come la parola scegliere.
Scegliere, si sdrucciola sin dall'inizio e si arriva in fondo quasi certamente sdraiati.
Forse è per questo motivo che questo suono con un equilibrio così precario è stato assegnato un significato così profondo, come quello di stabilire una predilezione, convogliare le proprie preferenze su un'unica opzione, l'eletta.
Già, scegliere, scivolare verso una posizione, uscire dall'anonimato, schierarsi.
E si può scegliere solamente scivolando, rischiando (magari) di cadere, ma occorre schierarsi sul campo.
Scegliere, sciogliere la riserva, scivolare sulla decisione, la scelta è sciolta.


lunedì 11 febbraio 2013

Una risata ci seppellirà.

Una risata vi seppellirà, questo era il minaccioso motto del movimento di tutta la gioventù che tentava, con estremo affanno, di uscire dal piombo di quegli anni. Una risata che avrebbe compiuto il suo dovere dando morte invece che vita.
Chi ascoltava queste parole all'epoca, non sapeva le origini anarchiche della frase, legata ai bui periodi ottocenteschi di persecuzioni nei confronti del libero pensiero e viveva la frase come un arguto, quanto innocuo paradosso.
Oggi sappiamo che così non è, la risata ci sta seppellendo tutti. Tutto è legato al moto del riso, dello sberleffo, alla voglia di dileggiare tutto il dileggiabile e anche quello che deridere non si dovrebbe.
Non è spiegabile altrimenti il successo che lo sberleffo ha presso tutti i livelli della popolazione.
Si ride e si muore di derisione e niente  ferma la valanga ormai lanciata verso valle. Le frasi dei politici, quando non i politici stessi, vengono derisi, invece che essere avvallati o contrastati con i dovuti argomenti.
Insomma, pare che non ci sia altro da fare che nascondere la propria ignoranza sotto uno spesso strato di dileggio..... ed è quindi probabile che una risata ci seppellisca, ci seppellisca tutti, ma proprio tutti.
 

lunedì 4 febbraio 2013

L'arrivo dell'inspiegabile perchè.

E poi, così, senza preavviso, arrivò il momento di chiedersi il perchè. 
Aveva cercato di imparare a sue spese che le domande di cui non si conosce la risposta sono inopportune, ma i risultati, come si vede, non erano stati dei più esaltanti.
D'altronde la sua stessa patetica carriera scolastica costituiva un bel riferimento per chi avesse voluto avere le idee più chiare sull'argomento... così andavano le cose in quel freddo febbraio di qualche anno fa.
Rimaneva da chiarire quale spinta avesse ricevuto il perchè, per trovarsi protagonista di una domanda, peraltro del tutto inaspettata.
In realtà solo gli stolti non vedono ciò che deve essere visto e guardano altrove,  come se la risposta di fronte ai loro occhi avesse parvenze troppo semplici, tali da sminuire la considerazione in cui essi stessi tenevano la portata del proprio spirito.
In quella specifica vicenda, le cose erano andfate diversamente e la domanda si era infiltrata nei territori delle risposte date malvolentieri, quando erano date.
Guardando bene le cose da un altro angolo, veniva voglia di non considerare la domanda, né, tanto meno, azzardare una risposta che avrebbe avuto il senso di non avere alcun significato, se non quello di procrastinare ulteriormente l'incontro col perché.
Non erano quelli i giorni favorevoli alle diagnosi, quelli erano i giorni del freddo dell'anima e del gelo nei paesaggi che la mente, di volta in volta, incontrava.
Fu facile distrarsi e ignorare il perché, d'altronde, una risposta non data lascia aperti spazi verso vie di fuga che possono sempre far comodo a chi vuol farsi domande, ma non vuole darsi risposte.
Una vita ripiegata in più parti, in atteggiamento di preghiera, inginocchiata davanti al simbolo del potere e davanti a quello della sconfitta, una vita degna di essere ignorata, solo in parte.
Quando si passa la vita a cercare di restare nell'anonimato, può capitare di chiedersi il perchè non si rincorra la fama, non c'è risposta, il tempo è la nebbia che avvolge la vita dei più, che, in una visuale ridotta, scompariranno presto dalle pagine della cronaca, senza riuscire aconquistare quelle della storia.