lunedì 10 giugno 2013

Pensieri sul tre

E' probabile che i cammini antichi, fatti alla maniera antica, quando si dipendeva poco dalle proprie volonta' e molto da quelle altrui, stimolino pensieri che in momenti normali dell'ordinarieta' quotidiana non sfiorerebbero neppure l'anticamera del cervello.
In verita', un po' l'eta', un po' le tante rispòste senza domande appropriate, sta di fatto che dopo una camminata che non l'avrei fatta in un  anno, sono a chiedermi, ma sono io che sto cercando Dio o e' Dio che sta cercando me? E in entrambi i casi,  perche' siamo sempre ricorsi a rappresentazioni che hanno fatto nascere gli equivoci della numerologia e del mistero?
In verita', la tesi che non ci sia un Creatore, ma un Trasformatore e che tutto sia rappresentato da Lui e che tutto lo rappresenti, mi sembra affascinante. Se ciascun insignificante essere umano avesse la consapèvolezza della propria inutile esistenza fuori da questa logica, probabilmente saremmo un bel passo avanti, in quello che potremmo identificare come un nuovo atteggiamento nei confronti della vita in tutte le sue manifestazioni, morte compresa.
L'esempio e' talemente banale da risultare sacrilego, ma anche Gesu' Cristo si avvaleva spesso di semplici immagini acche' i piu' capissero.
Vediamo come dare seguito alla teoria con il famoso detto dell'uovo e della gallina. Certo, se l'uovo non e' stato fecondato, la gallina ha il diritto di priorita'. Gia', ma la gallina non puo' fecondare per partenogenesi....e allora entra in ballo la terza figura, il gallo.
Appare di tutta evidenza che nella logica della trasformazione, i tre elementi sono ciclicamente fondamentali e ciascuno di essi irrinunciabile.
In sintesi, il senso del divenire ha significato solo se il Divenire e' conclamato e perche' lo sia c'e' necessita' di compartecipazione creativa e consapevole, non tanto al processo generativo come creazione, ma a quello di trasformazione, due componenti dello stesso cosmo si fondono in altro, alimentando il mistero della Vita e della Trasformazione.
A questo punto direi che e' molto meglio meglio che smetta di bere acqua, che mi pare porti a lidi troppo complessi; la birra e' forse piu' indicata, e in fondo le notizie sul calciomercato non sono cosi' dannose alla salute.

sabato 1 giugno 2013

Creature e creatori

Dimitri, grande musicista e persona di spirito profondo, ebbe a dirmi che se c'e' la creatura, c'e' per forza anche il creatore, secondo le autorevoli dichiarazioni di un famoso rabbi della religione ebraica.
In effetti la tesi e' inoppugnabile, se esiste qualcosa di creato, ci sara' pure qualcuno che lo ha creato.
Si pone l'annoso problema se e' nato prima l'uovo o la gallina, ma il rischio di banalizzare tale affermazione scendendo su un terreno cosi' popolaresco e' fuori luogo.
Altrettanto autorevoli parti della filosofia, affermavano che Dio e' una creatura dell'uomo (avvalorando la tesi che ci sia un creatore e una creatura) per le problematiche che ancora non riesce a capire con la scienza e l'intelletto. Tesi rispettabile, ma che non ci consegna elementi di verita' profonda infatti l'ignoranza dell'uomo non e' un parametro costante, ne consegue che neanche Dio lo e'.
In verita', la scienza nei suoi massimi esponenti ci consegna la verita' che nulla si crea nulla si distrugge e tutto si trasforma. Questo significa una verita', e cioe' che Dio non esiste in astratto, ma e' componente essenziale del tutto in continuo divenire.
In questa logica non e' blasfema affermare che ognuno di noi e ognuna delle cose che ci circondano sia Dio e nel contempo Dio sia ciascuno di noi e ogni singola cosa che ci circonda.
Da ultimo mi diviene inappropriato il termine "Creato", forse il "Divenire" e' piu' consono.

martedì 28 maggio 2013

Le cose essenziali

Ci vogliono anni o esperienze particolari per capire cosa sia essenziale e cosa no.
Nei casi critici, e' essenziale procurarsi il cibo, trovare un riparo per dormire, avere addosso indumenti asciutti per non prendersi malattie e avere la possibilita' di lavarsi per lo stesso motivo.
Insomma, quanto sia essenziale il SUV o incontrare quella determinata persona, assumono prospettive diverse, cosi' come il telefonino di grido o lo stipendio che si percepisce.
Difficile a capire, ma l'essenziale e' cercare di conservarsi in buona salute e in buona presenza di spirito. Quello che i piu' delegano a terzi e' di fatto un'esclusiva prerogativa nostra, mantenersi vivi. A morire ci vuole un attimo e in quel momento non siamo piu' di peso a noi stessi, ma demandiamo ad altri lo smaltimento rifiuti. Ma fino a quel momento non e' possibile essere di peso agli altri per non gravare sulla nostra incapacita' gestionale di noi stessi.
Pesi di tutto il mondo, unitevi e andate a fanculo.

mercoledì 15 maggio 2013

Musica e denaro.

Una vera e propria categoria devastata quella dei musicisti che non hanno successo, avvinghiati al vittimismo e con l'anchilosi al dito indice, puntato verso tutti quelli che sono ritenuti i responsabili delle loro tristezze, a torto o a ragione. Mai uno specchio, una traccia, per quanto labile, di autocritica.
"Non fate studiare musica ai vostri figli" recita il titolo sciocco dell'ultima geremiade curata da un musicante  pieno di disappunto per il mancato riconoscimento in denaro del proprio valore.
Già, perchè a questo siamo. La musica non è un'arte, una disciplina, un moto dell'anima, un conforto, un rifugio dello spirito, no, per questa evoluta genia la musica è lavoro, impiego, che va riconosciuto in denaro sonante (dato l'argomento).
Il leit motiv è sempre lo stesso: ho studiato, sono un bravo esecutore, devo essere pagato, voglio che la musica sia il mio lavoro, siano soldi, siano entrate, sia ricchezza, sia sostentamento.
Comincia qui la creazione delle liste dei colpevoli, che, come dicevamo, sono sempre gli altri.
Come non rendersi conto che il peccato originale risiede nel voler fare dell'arte un mestiere. L'artista della musica non sarà mai un manovale artigiano, un musicante affamato di stipendio, ma seguirà la sua passione fino a che riuscirà a respirare, se poi questo gli porterà anche di che sfamarsi, meglio, molto meglio, ma non sarà mai la prima esigenza, né argomento di lamentele.
Tuttavia il nostro arido musicante individua il bieco colpevole: la schiatta odiosa è quella dei gestori di locali che disdegnano di corrispondere un obolo adeguato al professionista che si presenta per dare sfoggio della sua maestria, preferendogli talvolta artigianucoli improvvisati, che sostituiscono i veri musicisti con diavolerie elettroniche e chiedono una parcella assai inferiore.
Povero musico, frustrato dalla concorrenza sleale di semiprofessionisti, che magari hanno studiato svariati anni, ma si sono dedicati ad attività diverse.... e affrontano la musica come passatempo, quando non come entrata integrativa delle loro magre sostanze.
Povero musico, snobbato da un mondo perfido che vede la musica come riempitivo.... già, come riempitivo, come sottofondo.
E non si incazza perchè si suona la musica negli ascensori, nei ristoranti quando non nei cessi pubblici; no, lui si incazza perchè ha studiato per fare questo mestiere e un mondo organizzato in modo da non soddisfare questo bisogno elementare è un mondo che non merita nulla, poco importa l'uso improprio che si fa della musica.
Che questo mondo meriti poco, per motivi diversi da quelli del nostro amico, lo condividiamo sentitamente. Un mondo popolato da chi non apprezza l'arte (se non in misura ampiamente minoritaria) e non la colloca nello spazio che merita la cultura in una società evoluta, è un mondo che dovrebbe scomparire senza lasciare traccia e di cui non si sentirebbe la mancanza.
Ma da qui a esortare l'allontanamento dei fanciulli dallo studio di una qualsivoglia forma di espressione dell'anima, perchè non darà loro da mangiare, richiama alla mente l'infelice frase di un ministro della Repubblica, riguardo alla relazione che esiste fra arte e procacciamento del cibo.
Lasciate che i nostri figli studino la musica e le arti in genere, forse non ne faranno una professione, ma l'arricchimento spirituale che ne trarranno nel corso della loro esistenza, sarà assai più remunerativo di qualsiasi altra insignificante valuta terrena.

sabato 4 maggio 2013

L'imbarazzo

È che, a volte, mi sento in imbarazzo.

domenica 21 aprile 2013

Le bugie ripetute.

A sentire lui, è l'altro che non ha voluto che collaborassero.
A senitre lui, tutto era preparato su di un piatto d'argento, ma l'altro non ha voluto sedersi a tavola.
A sentire lui, quello che abbiamo visto coi nostri occhi era menzogna, lui è il Verbo.
Ho ascoltato e ho sentito solo fandonie, negazione della verità che tutti hanno visto.
Ho ascoltato e ho capito che chi ha rovinato la cultura del nostro Paese con la subcultura delle sue televisioni, ha finalmente un degno erede, che come lui, ha imparato bene l'arte del ripetere bugie fin quando non sembrino mezze verità.


venerdì 5 aprile 2013

Arie di rivoluzione

Portare il cervello all'ammasso diventa un fenomeno preoccupante, quando anche le persone che avevi considerato attente e dotate di una buona capacità analitica, cominciano a avere orizzonti più opachi.
Mi rendo, tuttavia, conto che la mia affermazione si fonda su di un discutibile assioma e cioè, che io veda correttamente le cose, al contrario delle visioni oggetto delle mie critiche.
È, comunque, innegabile, almeno ai miei occhi, come i miei orizzonti siano più chiari e fruibili, a meno che non si voglia tornare sul soggettivismo spinto, affermando che la visione di ciascuno è ugualmente valida e degna di attenzione, annullando in un sol colpo secoli di dialettica filosofica.
È arcinoto che il dualismo fra bene e male passa attraverso infinite gradazioni ntermedie; annullare questo aspetto degli strumenti di analisi, vuol dire azzerare una qualsivoglia analisi dell'etica.
Forse è per questo motivo che le rivoluzioni si preparano con le parole, ma poi si fanno con le armi, la cui filosofia priva di sfumature, aiuta un radicale posizionamento degli speculatori sullo scacchiere del pensiero.