Visualizzazione post con etichetta filosofia sociologia "cazzate varie". Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta filosofia sociologia "cazzate varie". Mostra tutti i post

giovedì 11 dicembre 2014

Capire

Ci sono momenti in cui capire è problematico, potrei capire se ci fosse qualcosa da capire, ma se non c'è niente da capire, non capisco cosa dovrei capire..... capire il niente è incomprensibile.

mercoledì 10 dicembre 2014

Vita di genere

Recenti studi del MIT hanno delineato nuovi orizzonti per spiegare come la vita umana femminile si protragga ben più di quella maschile.
In particolare lo studioso italiano M.B. ha messo a punto una teoria che pare fornire una risposta adeguata al fenomeno: "È un fatto innegabile che le donne vivano più degli uomini e la motivazione è da ricercare nel fatto che non prendono moglie"

sabato 6 dicembre 2014

La mafia nera.

Lascio la moto nel parcheggio vicino a Media World, un parcheggiatore abusivo si avvicina e mi chiede dei soldi per "guardarmi" la moto. 
Gli dico che la può guardare gratis, dato che la moto è mia...... lui (forse) non capisce la battuta e va avanti nel discorso, informandomi che potrebbe capitare "qualcosa" alla mia moto se lui non la "guarda"..... 
Gli sorrido e lo informo che se capita "qualcosa" alla mia moto, io lo conosco, lo cerco, lo trovo e gli rompo le ossa a bastonate, dato che abbiamo scelto la via della cauta diplomazia....
La domanda principale, a questo punto è: sono sa considerare razzista, dal momento che il parcheggiatore abusivo è un nero, presumibilmente senegalese e probabimente clandestino?
La tentata vessazione, per non chiamarla estorsione, merita il biasimo e la punizione solo quando sia perpetrata da bianchi?  O possiamo tranquillamente biasimare questi volenterosi ragazzi neri, che si avviano a una brillante carriera nel business dell'estorsione? E di più: è lecito considerare questo genere di richieste al pari del "pizzo" che ha fatto la fortuna di tante "onorate società", oppure dobbiamo classificarla al pari di un'elemosina obbligatoria, perchè il poveretto deve pur mangiare?
Ma viene allora da chiedersi, è certamente giusto che tutti abbiano il loro boccone di pane per sfamarsi quotidianamente, ma la strada del procacciamento del cibo dev'essere lastricata di minacce e ricatti?

E se lui, questo "persuasore" con tecniche di tendenza "mafioseggiante", che prescindono dal colore della pelle, della sua pelle, si avvia lentamente ma inesorabilmente nel tracciato che abitualmente seguono i nostri "picciotti", fanno bene i mafiosi nostrani italiani a incazzarsi con gli immigrati clandestini che rubano loro il lavoro, o la legge di mercato deve abolire questi privilegi di nicchia ingiusti e dare spazio a una sana concorrenza meritocratica anche negli ambiti di attività che non siano regolamentati da leggi dello stato?
Come vediamo, una semplice richiesta di riscatto, in cambio della restituzione della moto senza nemmeno un graffio, apre la porta a innumerevoli quesiti, senza scendere per forza nel terreno insopportabile del razzismo, ma senza nemmeno trovare scuse a questo genere di persone, di cui potrei fare tranquillamente a meno, a prescindere dal colore della pelle.

A proposito, al mio ritorno la moto non aveva neppure un graffio..... forse è stata "guardata" gratis.

P:S: - Forse è un racconto di pura fantasia, che vuole gettare benzina sul fuoco dell'intolleranza razziale e alimentare la guerra tra poveri che si è generata nella nostra gustosissima nazione..... quindi, ogni riferimento a mafiosi più o meno di colore, realmente esistenti potrebbe essere da considerare puramente voluto.

mercoledì 5 novembre 2014

Il tempismo del tempo

Mi appassionano le giornate cariche di elettricità, quelle giornate in cui nuvole e pioggia si incontrano e decidono per un pic nic nel mio giardino..... ragazze, ma proprio oggi che ho da fare e non posso sortire?....... Quando si dice il tempismo del tempo.

sabato 1 novembre 2014

L'ago e il pagliaio

Chi cerca un ago, potrebbe trovare un pagliaio.
Chi cerca un pagliaio rischia di trovare un ago e pungersi.
Chi cerca un ago sappia che i pagliai sono l'abituale posto dove vengono riposti.
Chi cerca un ago e un pagliaio non ha capito come si rammenda un calzino.
Chi cerca un pagliaio trova un tesoro... e anche un ago, a volte...
Chi cerca un ago e lo trova in un pagliaio ha avuto una botta di culo.
Chi cerca lago, trova pagliai d'acqua dolce.

Chi va al mulino s'infarina, chi va al pagliaio no

giovedì 14 novembre 2013

Orizzonti nuovi

Avevamo parlato tutto il pomeriggio dei grandi temi della vita ed eravamo volati così in alto che avevamo dovuto comprimere la stanza. L'amore può convivere e sopravvivere come attributo del possesso? Viene prima la libertà o la libertà è un elemento che va modulato a seconda delle situazioni? In estrema sintesi la libertà è un diritto alienabile? E la passionalità è una valida attenutante per fare senza pensare? Chissà quanti prima di noi si sono avventurati su questo stessi sentieri, senza trovare la meta, la troveremo? Possibile che non abbiamo un'idea chiara di quello che vorremmo identificare come Dio? Ci somiglia, non ci somiglia, cambia col nostro cambiamento....?
La guardai con aria interrogativa.
"Appunto!" disse lei con lo sguardo assente, quasi annoiato, mentre temperava una matita.

martedì 29 ottobre 2013

Le ragioni della ragione

Era stato tutto il giorno nel bosco a cercare una ragione. Era tornato con cinque chili di funghi e una gerla di castagne.... qualche corbezzolo e alcune sorbe, niente altro che i frutti del bosco, perfettamente intonati alla stagione.
Era tornato a casa, che il buio aveva già occupato il cielo e buona parte della terra, faceva molto freddo, e allora aveva deciso di disegnare un camino acceso sulla parete nord della cucina, così, giusto per riscaldarsi. In principio gli era sembrata un'idea stupida, ma poi si era detto perchè no? e aveva finito il suo disegno con un bel fuoco, che solo per miracolo non gli aveva bruciato i pennelli imbevuti di colore e trementina.
Si era seduto per cenare, con poca voglia..... d'altronde avrebbe dovuto prendere in considerazione di cucinare qualcosa per poterla, poi, mangiare. Quel giorno aveva deciso che non avrebbe cucinato, né mangiato. Sembrava incredibile come una giornata, che qualsiasi altro compaesano avrebbe trovato strepitosa, lo gettasse nello sconforto più profondo.
Altri giorni quelli in cui avrebbe affrontato la cosa pulendo i funghi per poterli cucinare con dell'ottimo riso o della polenta e avere così una sontuosa cena, da accompagnare con del vino rosso, di quello buono.
Quella sera era andata diversamente e aveva avuto la malasorte di trovare tutto, all'infuori di quello che cercava. Evidentemente nel bosco non c'erano ragioni, per lo meno non quelle che cercava lui.
Il problema che si poneva adesso era ben serio: restare e continuare a cercare nei boschi limitrofi o mollare tutto e tornarsene in città, a continuare quella vita demenziale in cui la ragione ha un impatto tanto marginale da sembrare quasi inesistente.
Lì per lì, gli sembro che la soluzione migliore fosse tornare al caos cittadino, mica poteva mangiare solo funghi, castagne e roba simile.... poi si soffermò sul pensiero dominato esi rese conto con rammarico che non aveva una risposta pronta. In compenso aveva della pancetta affumicata nella dispensa. 
Decise che era la sera buona per cercare anche senza trovare e, infatti, non trovò......ma dovette prendere atto che non fu una buona scelta, il suo equilibrio interiore non aveva retto e si era trovato costretto in un letto di contenzione di un vicino casolare abbandonato.... senza farsene una ragione.
Come sempre succede in questi casi, di lui restò solo un fascicolo striminzito negli archivi della polizia locale, di tutto il resto, nulla restò e la ragione fu ritrovata in un cassetto dello scrittoio del nonno, lui si che aveva sempre ragione.



domenica 27 ottobre 2013

Il nulla opposto

Ormai venivano turisti e curiosi da tutto il mondo.
Il ponte sospeso nel vuoto era diventato elemento di attrazione e di crescita della piccola industria turistica che alimentava le popolazioni delle due sponde mancate.
Un ponte gettato fra due nulla, che non collegava le rive opposte, ma stava lì, sospeso nel vuoto, a testimoniare l'incapacità di dialogo delle due avverse comunità.
Un miracolo dell'ingegneria dell'incomunicabilità, che aveva preso il sopravvento da qualche anno, sul normale buon senso.
Mi avevano chiesto se avessi voluto salire sul ponte, per una visita e qualche foto da pubblicare.... declinai con cortesia, le incomprensioni non mi appassionano, tanto meno l'incapacità di dirimerle. 
Dopo due ore, il monumento alla stupidità era solo un ricordo sbiadito.
 

Libertà

Seguivo il filo del pensiero e aggomitolavo diligentemente quello del percorso lasciato alle spalle. Avevo già numerose matasse nei cassetti della memoria, ma non avevo ancora deciso come utilizzarle. La cosa che mi avrebbe divertito di più sarebbe stata una di quelle coperte patchwork, che tanto andavano di moda nel periodo in cui il mio assetato cervellino vuoto ha incontrato il flower power.
Strano incontro, ero convinto che gli schemi che conoscevo fossero gli unici esistenti, e scoprire che non era così aveva turbato i mei sogni giovani....
Avevo dormito in riva a uno dei tanti laghetti che arredavano il parco, ed ero stato svegliato da lei. Si era infilata nel mio sacco a pelo, chiedendomi se fossi stato io a suonare le campane la notte precedente.... non avevo idea se fosse un'allusione, una cretinata o cosa, ma sembrava che cercasse veramente il misterioso suonatore di campane, quindi, fra le altre cose, le risposi che non ero io, almeno così credevo.
Una volta appurato che non ero io il campanaro notturno, sparì e non ci siamo più incontrati.
Dall'altro lato del laghetto due anziani "babbi dei fiori" (troppo in là con gli anni per esserne figli) giocavano a scacchi, accomodati su due tanto fatiscenti, quanto sontuose poltrone di pelle, incuranti di tutto quello che succedeva intorno, in particolare del volume sonoro provocato dalle grida dei giochi di una nidiata considerevole di loro cuccioli e loro aggregati.
La collettività era bene organizzata nell'improvvisare una società in perenne mutamento.
Mi ero nascosto all'ombra di me stesso, perchè non avevo ancora strumenti sufficienti per muovere anche un solo passo.... in pochissimo tempo l'unica realtà che conoscevo era stata affiancata da altre "verità", che mi portavano su un territorio di scelta che io, non essendo stato educato a tale opportunità, vedevo con un po' di timore.
È stato così che ho scoperto che le cose non le conosci, a meno che non le incontri, o (meglio) ci sia chi te le prospetta. Nel contempo, ho afferrato un concetto di base: solo pochi eletti sono disposti a rinunciare ai propri convincimenti, in presenza di una prospettiva terza che si possa considerare migliore dopo averla vagliata con la dovuta attenzione; i più restano rinchiusi nei propri recinti, a difendere ottusamente principi e valori che essi stessi per primi non sono stati in grado di capire e accettare, concentrati com'erano nel fruizione dei circenses offerti dal despota di turno.
Questa è l'amara realtà, la lbertà assoluta è un mito, ma esistono diverse modulazioni di questo mito che sono attuabili, bisogna scegliere quale. Quella collettiva, soddisfa esigenze molto aperte e ne chiude alcune  individualistiche; quella individuale, che non avrebbe controindicazioni di sorta, se fosse regolata da una vera attenzione ad alcuni aspetti della collettività, ma quest'ultimo aspetto è piuttosto complesso, tanto che si vive in un mondo che anela a rigorose leggi che limitino qualsiasi cosa, che valgano (ovviamente) per gli altri e non per noi..

domenica 6 ottobre 2013

La fuga dai punti di fuga (prospettive concorrenti)

La concentrazione di archi in uno spazio ridotto a poche decine di metri, era la caratteristica di quel corridoio, tanto che tutti gli aspiranti artisti vi si recavano per mettere alla prova la loro capacità, nel rappresentarlo, di dare profondità a una prospettiva bidimensionale manichea.
La vera forza di quel corridoio stava nella sua capacità di illudere chiunque che la mano potesse in qualche modo riprodurre in maniera perfetta quello che gli occhi riuscivano a creare nel canovaccio della mente, il senso della tridimensionalità nella visione assumeva sembianze talmente credibili, quali quelle che solo l'immersione totale nella realtà può dare.
Mi trovavo là per gli stessi motivi per cui c'erano andati tutti gli altri, vedere da vicino quella realizzazione dell'Uomo, capace di trasformarsi in astrazione delle geometrie concrete, secondo dei criteri che erano ancora tutti da individuare.
Ero seduto in terra da quasi due ore e ancora la mano non era riuscita a sostituirsi agli occhi. Avevo gettato via almento una quarantina di fogli e impiegato una decina di matite diverse. Il risultato non mi aveva entusiasmato nemmeno un po'.
D'altronde, a differenza di tutti gli altri, il mio obiettivo non era quello di rappresentare la realtà, ma di riprodurla in modo tale che che le due opere, la realtà e la mia, fossero perfettamente sovrapponibili. Come se il creato fosse duplicabile e io fossi una sorta di clone di Dio.
Non riuscendo in risultati accettabili, dovetti uscire dal mio corpo e spostarmi di una decina di metri, per osservare i miei patetici tentativi da un'angolazione che, nella mia testa, aveva la particolarità di farmi vedere la scena con un ottimo margine di oggettività. 
Nulla da fare, la visione, per quanto molto migliorata, non era all'altezza delle aspettative e in più c'era il problema che l'osservazione esterna di me, creava uno scompenso di considerazione fra quello che mi sentivo di essere e quello che vedevo con gli occhi dell'anima dall'altra angolazione. Uno scompenso forte, quasi destabilizzante, che, con un termine molto di moda oggigiorno, potremmo definire lo spread fra il soggettivo e l'oggettivo a tutto vantaggio della primo parametro sul secondo, con le inevitabili alterazioni speculative del mercato dell'autoconsiderazione.
Avrei potuto restare là, seduto per ore intere, a osservare il rincorrersi dei punti di fuga in contrapposizione alla mia staticità... ma non era quello che mi avrebbe mi avrebbe risolto la giornata e, forse, non era nemmeno quello che stavo cercando quel giorno grigio.
Stare fermo avrebbe solo aggiunto ombre, laddove c'era già poco sole... e, paradossalmente, mi sembrava una buona idea, tutto sommato.
.

lunedì 21 maggio 2012

The Big Fart

La domanda del "da dove veniamo" è ancora più impellente di quella del "dove stiamo andando".
L'origine dell'universo che conosciamo (poco, per la verità) ci affascina oltre misura. Spendiamo migliaia delle ore del nostro tempo in cretinate e non dedichiamo il tempo necessario alle domande che contano davvero.
Siamo soli nell'universo? Certo che sì, siamo soli nelle cittadine di provincia, figurarsi nell'universo infinito.
Ma ci sono irriducibili ottimisti che non credono a questa profonda e inappellabile verità e vogliono approfondire scientificamente la conoscenza di quanto ci sta intorno.
Ed è così che nascono le indagini per studiare il "rumore delle stelle".... migliaia di orecchie curiose all'ascolto del rumore siderale costante, in attesa della manifestazione che possa certificare la presenza di una stella o di un'emittente radio galattica.
Il ronzio sale, la freqeunza si inviluppa e si modula a suo proprio piacimento.... ed è così che la coda della cometa si solleva e il buco nero libera una fuoriuscita di gas siderale e pulviscolo siderale, che hanno tutte le caratteristiche della "loffa vestita". La nuova frontiera dell'astrofisica.
Squadre di scienziati sono ora al lavoro per stabilire se l'universo sia a forma di gluteo, nel qual caso non possiamo che pensare che i buchi neri siano... quello che state pensando.
Che ci piaccia o no, i territori inesplorati del sapere sono pieni di buchi, talvolta neri e il pulviscolo spaziale potrebbe essere ricondotto a emissioni materico-gassose disidratatesi in assenza di gravità e aria.
E poichè il "big bang" è facilmente assimilabile a una frequenza, a un suono, conformemente anche a quanto enunciato dalle Scritture "In principio era il Verbo" un suono, appunto, potrebbe non stupire scoprire che il nostro "infinito" è la minima parte di qualcosa di molto più grosso e complesso. Il "boccone del prete" di un organismo infinitamente più articolato, di cui noi siamo l'apparato eiettore.

mercoledì 18 gennaio 2012

La solitudine delle coppie.

Erano in due, l'Eroe e il Capro Espiatorio, entrambi necessari, entrambi dispensabili dalla Casta Costa a seconda del bisogno del momento, attraverso l'apposito dispenser medio in cui stavano la virtù e il detergente neutro per l'odio sociale con ph acido.
Spesso il popolo ne reclamava l'utilizzo a gran voce, quando dell'uno, quando dell'altro, per lenire quel dolore acuto, che solo l'incapacità inconsapevole crea nel più profondo dell'animo umano. Il popolo, si sa, non è neppure capace di lavarsi la faccia e la coscienza, la prima per dissimulare, la seconda per conservare la cancellazione del ricordo e la mente libera verso la futilità.
I due, per aspetti opposti, erano vanto del vento che soffiava da ambo le parti, lasciando aperto lo spiraglio nord sud e sud nord, col solo scopo di non creare vortici. Un frullatore emotivo non avrebbe potuto fare di meglio, quanto a frantumazione del sentire comune in quest'andatura di bolina che affrontava con fiera rassegnazione i venti della banalità..
D'altronde la soglia di accesso al dolore collettivo non aveva parametri costanti, era variabile sia nella larghezza, che nella profondità e il pensiero volava solo saltuariamente, per lo più volacchiava zompettando nel recinto della volgarità e del.luogo comune urlato come verità rivelata.
Lo sdegno era stato elevato a rango di valore assoluto, senza alcun controbilanciamento, in modo da risultare immangiabile dalle bocche più raffinate, mentre invece andava a ruba nei supermercati, negli hard discount e nelle mense aziendali. I medi si fermavano, mentre gli indici continuavano la loro corsa sfrenata verso un'adulta immaturità in superamento di un'adolescenza mai cominciata, che come un virus latente, infettava il substrato del concetto stesso di felicità.
Solo alcuni portavano la croce che veniva loro addossata, altri, i più, partivano per la crociera, con modi spensierati, quasi dovessero edulcorare l'amara considerazione che avevano di sè stessi. Erano sempre gli altri a rosolare sulla graticola dell'errore riprorevole. Loro no, loro erano nel giusto perché giudicavano, preché criticavano e perché si abbandonavano alla sciocca filosofia da circolo del cucito.
Occorreva fare presto, occorreva agire prima che la corsa si fermasse e che il tempo calasse il suo velo di grigio sulle vicende umano, inducendo la massa a pensare ad altro, anche se tutti tifavano per l'oblio. Il ricordo è una pessima medicina per chi non vuol ricordare, ce lo insegnano secoli di storia.
La legge non detta è che nei tempi di crisi, c'è un elevato tasso di disoccupazione, c'è paura e nessuno assume, talvolta può capitare che non si assumano nemmeno le responsabilità per cui veniamo pagati.

sabato 14 gennaio 2012

Punto d'osservazione

Stavo appollaiato sulla biforcazione dell'ombra del platano, in equilibrio fra un cirro e un'ametista. La campagna era al verde, così come le mie tasche e quelle della maggior parte dei miei amici. Gli allevatori avevano venduto gli allevamenti e si erano riconvertiti in ex allevatori, con tutte le mandrie del bene e del male nei pascoli del cielo a conquistare quote letto per dormire sogni tranquilli.
Da quel punto di osservazione, il mondo sembrava meno acquatico, le paludi meno acquitrinose, i deserti più fioriti di rose purpuree e i mari lasciavano spazio ai monti e alle terre, in un fiorire di passiti e passati che prendevano forma su tele e bicchieri, fra un pennello e uno stuzzichino.
La fede era lontana, ma si scorgeva ogni tanto. Potevo osservarla non visto mentre intrecciava relazioni con la linea dell'orizzonte, per poi scomparire nel buco nero del mistero e riconcretizzarsi improvvisamente da un'altra parte, come se nulla fosse avvenuto. Un segnale poco comprensibile di come la Natura mi parlasse in una lingua che non era la mia, ma forse, nemmeno la sua.
Anche se ferito nel profondo del cuore dall'infrangersi dell'onda colpita da un ciottolo di fiume, sapevo che non tutto era perduto, anzi, sicuramente qualcosa era ritrovato, come il cucciolo di pastore che aveva fatto ritorno prima del sermone e si era accucciato sotto una balaustra boreale per non disturbare, vicino alla Carro dell'Orsa. Era un buon punto di ascolto, e lui ascoltò.
La parola fu detta, non si sa se fu capita, ma di certo fu detta. Fu ridetta più volte e, a un certo punto, fu anche scritta, impressa con forza nella memoria delle fibre di una cellulosa a microcellule monocellulari, prima di trasformarsi in immagine e sublimare il pensiero nella celluloide di un nastro sottile dotato di grande fotosensibilità e poco acume.
E pensare che avevo scelto la biforcazione dell'ombra del platano per avere le idee più chiare e un orizzonte più nitido, quanto meno aperto. Invece era tutto chiuso, strettamente serrato da cinghie di dubbi e credulità.
Ero condizionato dai condizionali che avevano costeggiato la mia vita e mi avevano tenuto compagnia nella coltivazione illegale del dubbio, di cui mi nutrivo nella colpa e nella vergogna.
Proprio così, il condizionale che mi aveva imposto scelte e, comunque le avessi fatte a malincuore, erano sempre state quelle sbagliate. Quel condizionale che nel corso della mia vita si era lentamente evoluto in imperfetto, fino a rinascere fra le ceneri di un mesto passato remoto, sempre meno nitido e, soprattutto troppo presente per non condizionarmi nuovamente.
La risacca cantava ossessivamente la sua canzone, come se volesse farmela imparare, ma non ero lì per ascoltare, dal mio punto di osservazione si osservava e il suono non ha forma visibile se non su tetragrammi e pentagrammi, con crome, biscrome, biscotti e pasticceria secca.
La realtà è meno repubblicana della menzogna ripetuta più volte nel faticoso tentativo di farla divenire reale, ma quando la vocazione è un'altra, bisogna seguire il proprio sentire e non sentire il sentire altrui, anche se i sentimenti, fuorvianti come sono, ci porterebbero da un'altra parte.
Quando il sole calò, l'ombra della biforcazione del platano prese lentamente, ma inesorabilmente, la stessa colorazione del buio circostante, le forme volsero a una sfumatura più scura del nero e fu tutto mimetizzato nella confusa e non percepibile notte. 
Non servono punti d'osservazione quando si dorme.

sabato 7 gennaio 2012

Noi e gli altri.

Tra i difetti dell'essere umano spicca il pensare che gli altri vedano esattamente le cose che vede lui, pensino esattamente le cose che pensa lui e sentano e percepiscano gli stimoli esattamente allo stesso modo che sente e percepisce lui. 
È un modo di porsi più diffuso di quanto si pensi e ci piace ipotizzare che sia figlio del bisogno di sicurezza che ogni essere umano ha, o cerca, e che, quindi, lo porta a una sorta di pensiero omologato.
La dialettica, si sa, è foriera di insicurezza, quando non di sventura, poiché costringe chi vi presta attenzione a mettere in discussione, ogni volta, i punti che altrimenti sarebbero dati per acquisiti.
Eppure, l'esperienza ha dimostrato che non abbiamo tutti la stessa percezione e che l'oggettivazione della soggettività è una pratica di comodo per evitarci crisi esistenziali più frequenti. Ciononostante, il riferirsi a schemi omologati è ancora oggi la pratica di massa.
I passi sono lenti, ma non potrà esserci via d'uscita, se non lo stillicidio della lenta crescita collettiva, che polverizza generazione dopo generazione, per conseguire risultati socialmente e filosoficamente apprezzabili in tempi che i diretti interessati non saranno, invece, in grado di apprezzare.

mercoledì 28 dicembre 2011

Politically correct

Quando ha sentito il prezzo di un souvenir sulla bancarella di un cingalese, un omone di accento nordico lo ha apostrofato: "ma sei pazzo?". Lo avesse detto a me gli avrei detto che pazzo era lui e "ir budello di su' ma'" e se avesse insistito avrebbe anche preso le "mani sur muso".
Ripensandoci, non sono ingrado di stabilire se questo sia un comportamento semplicemente razzista e, quindi di scarsa importanza perchè riconducibile alla sola stupidità, o vada annoverato a pieno titolo nel ricco catalogo della maleducazione diffusa, assumendo, quindi valore in senso assoluto. 
Se vogliamo dirla tutta, anche il termine "razzista" è sintomatico di pensiero distorto, diventa, infatti difficoltoso parlare di razze nell'ambito della specie umana, ad oggi non abbiamo riscontro di studi che confermino questa bizzarra tesi. Ma l'idea in questione ha fatto strada, soprattutto dove regna l'ignoranza, la supponenza e l'ipocrisia. È diventata un sentimento di massa, attorno al quale nascono "Masanielli" e "Leghe", il cui carico intellettuale è direttamente proporzionale a quello intellettivo.
D'altra parte, il nero "erudito" che mi apostrofa "amico" è maleducato quanto il deficiente che ho incrociato oggi, Se una persona, per quanto straniera, parla un italiano scelto, conosce la differenza fra il "tu" e il "lei". 
Ma, forse, non è neanche da esecrare quest'ultimo, venuto in contatto con un Paese dalla civiltà corrotta, quanto la società che lo raffigura. È il livellamento verso il basso che, come afferma sapientemente un amico conservatore, non è mai sintomo di crescita umana e ha arrecato danni di grave entità.
In un modo o nell'altro ci siamo arrivati e abbiamo aperto un'arena della maleducazione, che rappresenta adesso l'ambiente privilegiato per le relazioni umane..

lunedì 14 giugno 2010

Essere qualcuno.

Essere qualcuno è un'ovvietà. Tutti siamo qualcuno, ognuno di noi lo è.
Quindi, l'enunciato stabilisce uno stato di cose che non richiede approfondimenti.... o no?
Molti scambiano la vita per un'arena, in cui bisogna primeggiare per "diventare qualcuno".
Ma, allora, la realizzazione individuale passa attraverso il riconoscimento di terzi che determina, con metodologie diverse, se una presenza evanescente, che solo casualmente assolve a tutte le funzioni vitali, sia o meno diventata qualcuno, sia, cioé, identificabile come essere umano fra altri esseri umani (almeno fra quelli che contano).
I metri di misurazione di questo delicato e complesso passaggio sono diversi a seconda dei gruppi sociali che li utilizzano e, per facilitare i compiti di analisi sono state create delle scale "sociali" che anche da un punto di vista figurativo, permettono di visualizzare il progetto organizzativo del genere umano e stimolare ambizioni e frustrazioni in chi si trovi a confrontarsi con una qualsiasi di queste piramidi.
Il coperchio generato dalla fantasia, non copre nessuna delle pentole che il diavolo ha messo a disposizione dell'uomo e questo si perde in mille rivoli di sciocca e vuota ambizione, cercando di piacere a tutti, fuori che a sé stesso.