martedì 17 aprile 2018

Chi non voleva esserci

Chi non voleva esserci è migrato altrove, dove cade la pioggia di altri temporali, dove la terra è asciugata da altri soli, dove ululano i lupi a un'altra luna e dove si seguono nuovi sentieri per le stesse mete.
Chi non voleva esserci non c'è stato, ha preferito bagnarsi in altre acque, godere del profumo di altri prati, dove pascolano altri armenti guidati da altri pastori e dove si segue un altro corso d'acqua per arrivare allo stesso mare.
Chi non voleva esserci si è eclissato come il sole dietro la luna o come la luna dietro al sole, come un ladro dopo il furto e come un amante dopo l'amore, come una vergogna di un essere senza pudore, come un soffio leggero sui petali del soffione.
Chi non voleva esserci, ha preferito altro, un nuovo mondo, un nuovo bosco, nuova aria sotto un altro cielo, nuove nuvole e nuovi venti freddi, oppure caldi a seconda del bisogno.
Chi non voleva esserci e ambiva a un'altra vita è stato servito, sotto ogni stella, per quanto sia diversa, le cose sono uguali dappertutto e anche le persone cambiano solo di fisionomia, per il resto è tutto come è sempre stato, la stessa legge regola il mondo e tutte le cose e la ricerca del nuovo cozza contro la logica del tempo.

sabato 17 marzo 2018

Il non detto.

Il tempo aiuta a vedere le cose con più chiarezza. mano a mano che il problema si allontana, per quanto la sua portata sia tutt'altro che ridimensionata, ma non è certo questo l'obiettivo dell'operazione. 
Il fine è di uscire dal conflitto interiore con la forza necessaria per riconoscere i propri errori ed evitarne in futuro, per quanto le sfide che la vita propone, cambino sempre abito e siano spesso troppo insidiose.
La fine di un rapporto fra due persone, a prescindere dal genere, ha sempre dei fondamenti nel non detto. Per "non detto" non intendiamo necessariamente una bugia, anche se la menzogna è il dato più ricorrente, ma può darsi che si verifichi un atteggiamento falsato dal convincimento di essere più forti di quanto, poi, in realtà, la vita ci dimostri e che questo ci porti a sopravvalutare la nostra capacità di muoversi con lealtà e trasparenza all'interno dei sentimenti.
Il fatto è che ammettere le proprie debolezze da subito, non aiuterebbe, nella mente di questi soggetti, la relazione a partire e consolidarsi, pertanto si rimanda il confronto con sé stessi al momento in cui la nostra convinzione di essere diversi da come siamo in realtà, non troverà conforto nel cambiamento in meglio che riusciremo a fare. Un salto qualitativo basato sull'inconsistenza.
Questo porta a commettere una serie di passi falsi che rompono in modo irreparabile qualsiasi opportunità di cambiamento e crescita del rapporto interpersonale, perché fa crollare uno dei basamenti principe che è la fiducia reciproca.
Per quanto spesso sottovalutato,il parametro di fiducia è un vero e proprio must di ogni genere di avvicinamento fra persone. Tutti, chi più chi meno, nel rapportarci a nuove conoscenze, abbiamo la nostra dose di cautela, che, a seconda dei casi, può sconfinare nella diffidenza, salvo poi rientrare per lasciare il posto a una disponibilità nei confronti dell'altra persona, che getta le basi per un rapporto più solido.
Alcuni casi, segnalano la presenza di patologie che portano a una diffidenza cronica, che induce il soggetto colpito a non aprire le porte più nascoste agli altri. 
Si può in questi casi pensare che la persona in oggetto possa imbastire relazioni, più o meno superficiali, con altri? Il quesito, apparentemente semplice, apre in realtà un universo di scenari che potrebbero portare.
Resta il fatto che la nostra personale posizione è che non lo possa fare.
La mancata chiarezza e il nascondere dati importanti nell'avvicinarsi agli altri, porta inevitabilmente squilibri e forzature che vanno al di là della buona fede presunta o dichiarata dalla parte che ammette la carenza.
Sarebbe come non rivelare al partner sessuale di essere sieropositivo al HIV.
Un tema complesso, in verità, che meriterebbe ben più che una cartelletta in un blog .



sabato 3 febbraio 2018

Stati fluidi


Ancora nuvole e pioggia, pioggia e nuvole, nuvole che diventano pioggia e, nonostante queste evidenze schiaccianti, pioggia che cade dalle nuvole e fornisce la sua versione di non colpevolezza, come ad affermare di essere inconsapevole che il proprio stato fisico le consente di bagnare tutto ciò che trova.

La pioggia sembra incurante dei malanni da raffreddamento che, inevitabilmente, si porta dietro, sottolineando come i benefici per l'agricoltura siano innegabili e valgano bene qualche spiacevole effetto collaterale. 
Che sarà mai una polmonite in confronto a un campo di grano, poesia di un amore profano? E in effetti più che la paura di essere presa per mano, la pioggia ha la consapevolezza di essere inafferrabile, sia nello stato di nuvola che in quello di goccia.
Forse, ha ragione lei, è solo pioggia, nuvole e pioggia, simile in modo imbarazzante alle lacrime, se non fosse per il diverso coefficiente di salinità, che farebbe pensare a una superiorità intellettiva delle lacrime, che (tuttavia) non è in alcun modo comprovata, così come non lo è l'origine emotiva sia dell'una, che dell'altra..
Solo pioggia, lacrime e nuvole che scuriscono gli orizzonti, già bui di per sé, per fortuna solo fino a quando tornerà il sole e il ciclo si ripeterà, addensando nuvole e pioggia, magari altrove, per quanto sarà comunque sul bagnato che la pioggia cadrà.

Spazi vitali

"Un altro giorno" è la categoria che ricorre più frequentemente nelle nostre esili vite, con una cadenza almeno quotidiana. 
Oggi è un altro giorno rispetto a ieri e anche rispetto a domani, ma anche domani è un altro giorno....e così le nostre giornate scorrono e si riempiono di inutili comparazioni e attese di futuri migliori, ma migliori rispetto a cosa? 
Al''oggi? Be' probabilmente sì, perchè se "del doman non v'è certezza", figuriamoci del dopodomani, quindi l'unico metro che abbiamo è il presente e persino il passato, almeno in taluni casi.
E poi siamo sicuri che le nostre città siano grandi abbastanza per contenere tutti noi col nostro corredo di dubbi, per tacere delle incertezze e delle cazzate che, con pervicacia inattesa alle menti più illuminate, ostinatamente proferiamo con imbarazzante periodicità quotidiana?
E se non lo fossero (grandi abbastanza) cosa dovremmo fare? perseguire un'ottimizzazione e recupero degli spazi vitali, affidandoci ad architetti del tempo e ingegneri dell'archiviazione delle speranze?

venerdì 12 gennaio 2018

Tutto scorre.

E così, alla fine tutto scorre.
La vita è quello che succede mentre sei impegnato a fare altro (John Lennon).
In effetti gli eventi non ti aspettano, succedono, si susseguono con l'incedere che la Sorte ha stabilito, che è poi quello che scandisce la vita stessa, la naturale sequenza degli avvenimenti che segnano il nostro passaggio  e si può solo cercare di sistemarli nella credenza delle esperienze


martedì 9 gennaio 2018

SUL MENTIRE di Francesco Tontoli

Ho sentito il mio amico riguardo a cosa scrivere per l’articolo di oggi, non sapendo proprio da dove iniziare. Stavo pensando di fare le orecchie a questo foglio Word, di prendere a scarabocchiarlo, aggiungervi orli e linee di fuga. Avevo in mente di riempirlo di niente, e proporlo come succoso commento alla mia rivista di riferimento. La redazione avrebbe capito e io mi sarei battuto il petto inventando molte scuse. Avrei addotto un funerale, un incidente senza gravi conseguenze, uno stato psichico di assoluta prostrazione e affaticamento, una depressione dovuta alla disaffezione . Campione di pigrizia e detentore assoluto del record di rimandare gli impegni, spostare appuntamenti, allungare il brodo, mi riconosco nella figura del mentitore per necessità con attitudine professionale alla giustificazione. Anche a quella non richiesta.
Con me al comando , un luogo di lavoro diventerebbe un posto privo delle più elementari certezze spazio-temporali. Il relativismo si trasformerebbe in una dottrina di fede, e la bugia dovuta a qualsiasi specifica causa (soprattutto la causa dell’assoluta indolenza intellettuale) governerebbe la produzione, il traffico ferroviario e quello aereo. Le automobili rimarrebbero semplicemente immobili per scelta strategica .
Dopo aver ascoltato l’ennesima descrizione della mia più classica arrampicata sugli specchi, che giustifichi l’infinita serie di mancate risposte alle sue chiamate telefoniche, il mio pazientissimo amico mi ha proposto proprio di scrivere qualcosa che riguardasse questa piccolezza futile e a volte necessaria, che si chiama in modo sbrigativo “bugia”. Il mentire come arte ma non riferito alla strategia dell’inganno e del potere, ma a quello meno subdolo del rinvio, della proroga, della sospensione sine die, della procrastinazione a un tempo futuro, possibilmente felice e sgombro da nubi minacciose. Cioè ad un “mai” secco e rotondo.
L’etimo riferisce che la parola bugia deriva dall’arabo, ma forse anche dal provenzale, e ce la traduce come “inganno”, “astuzia”, “furbizia”, ma anche “cattiveria”, “nequizia”. Insomma uno stato psicologico in cui il soggetto dissimula in modo più o meno verosimile all’esterno (ma anche all’interno di sé stesso, tenendo presente che il bugiardo più efficiente è colui che crede alle proprie bugie) qualcosa di inconfessabile che lo esporrebbe all’ira, alla vendetta, alla rappresaglia, oppure semplicemente alla giustizia del suo antagonista.
So a chi state pensando. State pensando a Odisseo. E a chi se no? Ce lo hanno proposto come modello di intelligenza umana che si oppone al disordine, al caos e alla forza bruta. L’uomo capace di condurre contro il destino avverso una battaglia che si vince solo con la pianificazione delle proprie strategie di sopravvivenza. Tirarsi fuori dai guai attraverso l’invenzione di modelli di narrazione verosimili che disorientano e seducono l’avversario più sospettoso, crudele e brutale . Polifemo, e altri personaggi del mondo esterno sconosciuto e ostile, sono rappresentati come forze primitive, prive di malizia e di elaborazione di modelli che simulano percorsi diversi da quello unico e vero. Il mondo senza la bugia è arcaico e pastorale, privo di curiosità e delle capacità che ci spingono a superare colonne, infrangere tabù, abbattere idoli, aprire frontiere.
Ulisse, ma anche Sherazade, la schiava condannata, che per rimandare la propria esecuzione adotta la strategia propria della narrazione come antidoto e come via di salvezza. Ritarda l’ora certa della propria morte narrando appunto le meraviglie e le contraddizioni della vita.
Ulisse e Sherazade, due bugiardi professionali .
Io invece credo di essere una via di mezzo. Un bugiardo senza professione. Uno di quelli che delega le responsabilità, le divide e le sminuzza riducendole in briciole digeribili. Le scioglie in un bicchier d’acqua e le ingolla solo quando sono rospi disciolti allo stato liquido, trasformandoli in gassose bolle di propositi differibili, di questionari inintellegibili, di santini da tenere nel taschino della giacca per miracoli che non si verificheranno. Posseggo un pettine incapace di sciogliere nodi , viluppi e intrichi . Il terreno su cui cammino ha retto il mio peso specifico per coincidenze astrali che il caso ha voluto mi si ponessero davanti per puro capriccio, senza per ora precipitarmi in nessun orrido. La scadenza di una bolletta telematica incombe sulla mia testa dura e tagliente come una lama di carta che fa scempio delle mie carni. Nel sogno vengo inseguito da creditori molesti e armati di ogni sorta di oggetto destinato all’offesa. Mi circondano persone la cui diffidenza sul mio conto (soprattutto corrente) è condivisibile perfino da me stesso.
Ed è per questo che considero dire bugie un’arte certosina, raffinata , destinata a un animo nobile che la sviluppi e la faccia propria, senza ridurla a esibizione delle proprie miserie quotidiane. Non ho bisogno di dimostrare quanto io sia bugiardo . Lo sono per necessità, perché mi ritengo intelligente, e della bugia mi nutro, compiacendomi della stupidità altrui. Aggiro le difficoltà usando l’arma della menzogna e della dissimulazione, anche se ritengo la bugia molto più innocente delle prime due. Quest’ultima è spontanea e immediata, istintiva e quasi del tutto priva del senso di malizia. Assume quasi un aspetto di difesa della propria integrità. E’ uno schermo, un filtro, un velo, una piccola variazione sul tema, una fuga musicale destinata ad esaurirsi. Si consuma brevemente nello spazio , e il tempo la divora e la sminuzza, la rende piccola e quasi irrilevante nell’economia della contingenza universale . La bugia è nuda molto più della verità , ha mille destini. La verità ne ha uno e indifferibile che si chiama morte. La bugia è facile da dimenticare, anzi è fatta per essere dimenticata. La bugia serve a rimandare una verità semplice che per questo ci sembra stupida e incompleta. La bugia la arricchisce di variabili , le dona plasticità, adattabilità, scorrevolezza.
La menzogna invece è qualcosa di molto più complesso. Ha bisogno di una teatralità certificata, di un attore che la reciti con scrupolo e dedizione. Il mentitore professionale a differenza del bugiardo è un uomo che ha trasformato la bugia in architettura complessa, in edificio ampio e arioso. Il bugiardo suona musica da camera, mente consapevolmente a sé stesso e a pochi intimi, la madre, un amico, la moglie. Chi diffonde menzogne invece cura scientificamente i particolari minimi, deve ricordare tutto, e spesso dimentica perfino che è stato lui stesso a propagare il morbo. Orchestra le armonie degli archi e dei fiati in modo da essere suadente e mellifluo. Una musica scorrevole, senza accidenti, accordi semplici e credibili, che diffonde da orecchio a orecchio in un crescendo di toni e di eco. La menzogna si nutre di sé stessa costruendo altre menzogne parallele come universi corrispondenti. La menzogna parla attraverso un megafono, la bugia è qualcosa che scappa a mezza bocca. La menzogna porta al discredito, alla diffamazione di qualcuno che è ritenuto il nemico da abbattere. La bugia è una trascurabile umana alterazione dell’ordine divino, una timida contestazione dell’autorità, presto scoperta e messa all’indice. Le menzogne quando vengono scoperte ci appaiono ancora credibili, sono edifici diabolici e affascinanti autocostruentesi. Il mentitore confeziona menzogne con stanpanti 3D , il bugiardo usa ancora il copincolla di facile falsificazione, e altrettanto facile smascheramento. Il mentitore ha sempre frecce al suo arco, il bugiardo usa ancora fionde con l’elastico. Il bugiardo si sbugiarda, il mentitore non si smentisce mai.
Si mente perché l’altro che sente
Apprezzi lo sforzo l’amore e il coraggio
Si mente per lo stupido vantaggio
Di narrare a sé stessi una storia da niente
Si mente non per logica e paura
Ma per fottere la nostra natura.

venerdì 8 dicembre 2017

Né destra né sinistra.

Riporto un articolo de "La Nuova Sardegna" che ben descrive la moralità e la dirittura morale dei paladini del nuovo che avanza. Il Movimento Cinque Stelle, al potere nel comune di Porto Torres, ha deciso di finanziare un progetto energetico a favore delle famiglie più bisognose del territorio.
Il fatto che la graduatoria sia gremita di parenti, familiari e amici dei componenti la Giunta, è probabilmente solo una coincidenza.
Il primo cittadino individua nella scarsa affluenza di domande e nella connaturata diffidenza dei sardi, le motivazioni che hanno messo in evidenza moltissimi nomi legati a esponenti dell'Amministrazione,
È opportuno in questi casi, aspettare gli eventi, certo è che la prima impressione non favorisce chi si dice diverso, facendolo apparire molto simile a quelli che ha sostituito.
come a dire niente di nuovo sotto il sole.

"PORTO TORRES. Il fotovoltaico da queste parti più che verso il sole è orientato verso le stelle, soprattutto se sono cinque. È stata appena pubblicata la graduatoria provvisoria dei beneficiari del reddito energetico, e Porto Torres è un pentolone in ebollizione. Polemiche, post al vetriolo, social in fibrillazione, e caccia alle streghe
Perché in questo elenco dei vincitori del pacchetto fotovoltaico chiavi in mano, ci sono una serie di nomi che saltano all’occhio. In pole position Alessandro Derudas, l’assessore ai Lavori pubblici (87° posto). Poi il suocero del sindaco, sotto il cui tetto vive anche il primo cittadino (42°). E ancora la sorella del presidente del Consiglio comunale (12°). E infine sorelle, cognati e cugini di diversi consiglieri comunali pentastellati.
Insomma il fedele amico Facebook si è rivoltato contro i grillini e li ha azzannati alla gola: “parentopoli” si legge nei post, “scandaloso”, “una vergogna”, e la sintesi è che i Cinque Stelle, in tema di iniziative sociali, se la ballano e se la suonano.
Ma vediamo meglio cosa è successo: l’amministrazione Wheeler ha messo in campo un progetto pilota per abbattere il disagio. Ha stanziato 500mila euro delle proprie risorse spalmate in due anni (230mila ora, 230mila per il 2018 e 40 mila per le parcelle dei tecnici) per installare sui tetti dei meno abbienti 3 kw di fotovoltaico a costo zero, in modo da garantire un bello sconto in bolletta per chi ogni fine mese si ritrova in bolletta.
«Ci aspettavamo una risposta eclatante da parte della cittadinanza – dice il sindaco Wheeler – molti altri comuni come Como, Treviso, Pavia hanno intenzione di imitarci, (Selargius unico in Sardegna a manifestare interesse) siamo un modello virtuoso. Quindi pensavamo di trovarci di fronte migliaia di richieste».
Invece a malapena la graduatoria supera i 100 candidati, e l’elenco si ferma ad appena 5 condomìni e 110 privati. «La gente ha mostrato molta diffidenza e forse non ha capito la portata innovativa del reddito energetico – spiega la funzionaria Francesca Sanna – non è piaciuto il fatto che “l’accumulo” non consumato venga incassato dal Comune e non dal privato. In pratica l’impianto garantisce l’autosufficienza energetica solo per il giorno, cioè quando produce». Dice il sindaco: «Il nostro è un fotovoltaico sociale, non è fatto per creare profitto. È il Comune a incamerare “l’accumulo” energetico e a rivenderlo al gestore, per poi reinvestirlo l’anno successivo in altri pannelli da ridistribuire. È una spirale positiva che dovrebbe portare la collettività al risparmio in maniera sostenibile».
Ma presentare domanda significa anche mettersi in casa un tecnico comunale che ficca il naso e che magari scopre qualche abuso.
«Ci aspettavamo sicuramente più condomìni – dice Wheeler – ma non è facile mettere d’accordo tanti inquilini». Così in una città piegata in due da crisi e disoccupazione, la smania di energia alternativa non è così tanta: la graduatoria langue. Una risposta flop, davanti a un progetto così caldeggiato e sponsorizzato anche a livello nazionale, sarebbe uno smacco. «Noi ci crediamo fermamente e siamo entusiasti – dice il sindaco – e abbiamo voluto partecipare al bando. Tutti, compresi i consiglieri comunali e i loro parenti, sono comuni cittadini, e hanno il diritto di presentare domanda. Sarebbe discriminante il contrario. Non c’è alcun profilo di illegittimità nemmeno se un assessore, finito poi in coda all’elenco, voglia metterci la faccia. Nella consapevolezza che poi nessuno avrebbe usufruito concretamente di questa opportunità, perché ai fini del punteggio vale l’isee, il reddito, il nucleo familiare, le invalidità, e una serie di parametri oggettivi che non lasciano spazio a favoritismi. Alla fine, oltre ai condomìni, verranno accontentati una trentina di privati, e mio suocero non sarà certo tra questi».
«Tra i beneficiari – dice Francesca Sanna – ci sono famiglie con un reddito annuo di 5000 euro. Situazioni di vero disagio. Poi è anche vero che ha presentato domanda qualcuno che supera abbondantemente i 100mila, ma senza alcuna velleità di vincere».
Ora la palla passa ai tecnici, che dovranno valutare caso per caso l’idoneità dei tetti, l’esposizione dell’edificio e tutte le variabili per la corretta messa in posa e dimensionamento dell’impianto.
Poi la graduatoria diventerà definitiva, e le famiglie scartate i dovranno ripresentare domanda l’anno successivo, perché non ci sarà lo scorrimento degli elenchi. Il Comune farà un nuovo bando da 230mila euro."

© La Nuova Sardegna 10 11 2017