sabato 21 gennaio 2017

Libertà di parola

Tutti sanno tutto e, anche se non sanno, ritengono di potere e dovere dire la propria opinione in tutte le occasioni in cui si possa esprimerla, anche quando non richiesta..
Nel credo popolare, poter parlare a vanvera è diventato sinonimo di democrazia e fascista è colui che invita a non dire cretinate, quando non si sappia di cosa si parla.
Stuoli di casalinghe di Voghera si scoprono esperte di strategie internazionali, gli idraulici uniti disegnano nuove frontiere per l'assetto del territorio, schiere sempre più consistenti di qualunque categoria di incompetenti di materie diverse dalla propria, ritengono di dover metttere bocca in cose che non sanno, ma che credono di sapere, avendo ben percepito le stupidaggini senza capo né coda che i direttori del pensiero hanno elaborato per loro, dicendo in modo chiaro cosa devono dire per sembrare persone informate.
Ritengo che l'equivoco nasca dal fatto che i più non ritengono che la parola debba necessariamente essere ancorata a un pensiero: la parola è, per diritto costituzionale, senza vincolo di mandato.
Si tratta, ahinoi, di una confusione insita nell'errata percezione del concetto stesso di democrazia, dalla libertà di parole alla parola in libertà.

venerdì 20 gennaio 2017

Decadenza

Arriva il momento in cui ci si rende conto che la decadenza è operativa anche per noi.
Eppure non avevamo mai pensato che la parola invecchiamento fosse un lemma il cui significato avrebbe potuto in qualche modo coinvolgerci, sfiorarci....... e invece...
Il nostro mondo ha creato il mito della gioventù che non "si fugge tuttavia", ma che si perpetua, per cui siamo ragazzi fino alla soglia della morte, altro che del "diman non c'è certezza".
L'istituto della vecchiaia è stato screditato e ora siamo alla presenza di quarantenni, cinquantenni, sessantenni e oltre, che vivono la loro appartenenza alla vita ignorando le regole del decadimento del corpo e, in taluni casi, anche dello spirito, orde di giovani non più giovani che conducono una vita di negazione della vita medesima.
Invecchiare non è una malattia, è una necessità, un bisogno di familiarizzare lentamente con la decadenza che gli anni portano al nostro fisico e alle sue capacità, fino all'ultimo e decisivo appuntamento.

giovedì 19 gennaio 2017

Questioni prospettiche.

Guardavo la superficie del lago che rifletteva lo sperone di roccia sovrastante.
Chi era sulle rive poteva godere di quello splendido spettacolo, io non osservavo la roccia riflessa, dal fondo del lago, dove mi ero buttato, potevo vedere davvero quell'enorme sasso attraverso la distorsione prospettica.

Redistribuzione? No grazie.

A domanda diretta, gli esponenti del nuovo che avanza sotto l'egida encomiabile dell'Honestà, si sono espressi esattamente come gli esattori dello sceriffo di Nottingham che a parole dicono di combattere.
Lo stato della nostra società è stato determinato da decenni di testa china a politiche di impoverimento, per il timore di cambiare le cose davvero.
Sono anni che si parla di redistribuzione della ricchezza che, per motivi che i più giudicheranno misteriosi, si è concentrata sempre in meno mani, tanto che,  nel mondo, otto persone detengono il reddito di metà della popolazione mondiale.
Solo le mammolette pensano che questo sia ingiusto, il nostro vivere, il nostro benessere è stato possibile grazie al depredare le ricchezze alla parte povera del mondo, che non è indigente per vocazione naturale, ma solo perchè oppressa dalla nostra colonizzazione.
Volendo stringere il campo, poichè i massimi sistemi portano fuori rotta, è davanti agli occhi di tutti che la società italiana abbia seguito l'andamento del resto del mondo e sia sempre crescente il numero di persone che vedono ridurre il loro reddito, avvicinandosi in modo inquietante alla soglia di povertà.
È ovvio che tale stato di cose è frutto di scelte politiche, condivise, epraltro, da molti di coloro che ora vedo le loro sostanze assottigliarsi. 
La soluzione? Deve essere politica, ma noi siamo un popolo che ama l'equità sociale solo a parole e abbiamo, quindi, rifiutato sempre politiche redistributive che non fossero assistenzialismo bello e buono, nella migliore tradizione borbonica.
L'unica misura efficace, un'imposta patrimoniale, che sblocchi subito risorse, accompagnata da investimenti pubblici per il rilancio economico, sono visti come il fumo negli occhi da tutti, eccezion fatta per una sparuta minoranza.
Anche i nuovi rivoluzionari de noantri si sono pronunciati a favore di un assistenziale reddito di cittadinanza, ma assolutamente contrari a un'imposta patrimoniale......siamo fatti così.

martedì 17 gennaio 2017

Limiti e confini

Non esiste un solo motivo per cui si dovrebbe permettere a terzi di rovinarci anche solo una parte della giornata, figuriamoci giornate intere.
La questione non è semplice e non ha soluzioni semplici, a meno che non si esca dallo schema degli obblighi che ci inventiamo nei confronti degli altri.
Se andiamo a vedere bene, gli unici obblighi che abbiamo sono nei confronti dei nostri figli e in alcuni casi, nei confronti dei nostri genitori, ma gli altri sono tutti opzionali e nessuno di essi può sentirsi autorizzato a incrinare anche un minimo scampolo del tempo della nostra esistenza.
Il concetto è facile, per quanto i più non lo vogliano comprendere per meri calcoli di egoismo, che, si sa, è parte integrante dell'uomo.

lunedì 16 gennaio 2017

Le categorie superate

Anche il direttore di Radio Padania, Alessandro Morelli, si smarca oggi dalle categorie di destra e sinistra, definendole superate e in questo accodandosi a coloro che reggono il manto d'ermellino del qualunquismo eversivo targato Grillo.
Possibile che nessuno si chieda come mai le forze che hanno deciso di rifiutare le categorie destra e sinistra siano forze con decisi e inequivocabili valori della destra peggiore, ammesso che ce ne sia una migliore?

Sarebbe stato meglio o peggio?

Capita sempre un qualcosa come una foto, una musica, un odore....uno spunto qualsiasi, che porta via la mente e le impedisce di tornare sulla terra ferma.
Come sarebbe stata la nostra vita se avessimo fatto scelte diverse, se avessimo intrapreso altre strade?
Quali persone ci avrebbero accompagnato? Come sarebbero state?
È chiaro che un quesito di questa fatta non possa scadere nell'analisi comparativa, non si può paragonare la realtà del passato all'ipotesi di un sogno o di un'illazione, ma soprattutto non si può indulgere sulla convinzione che non ci sarebbero stati i nostri errori, noi siamo quella miscela lì ed è ragionevole pensare che a sollecitazioni analoghe, avremmo avuto le stesse reazioni.
Il fatto è che la ragionevolezza non toglie l'amaro dalla bocca.