giovedì 31 marzo 2016

Il gusto e il giallo

Che mattinata insopportabile.
Dove sono finiti i bei tempi in cui potevamo farci giustizia da soli?
I tempi sono cambiati, non c'è più la quattro stagioni, oggi fanno solo la margherita, in onore della sopraggiunta primavera, e per giunta senza le foglioline di basilico fresco.
La mozzarella di bufala dilaga anche in rete, con disappunto dei pescatori.
Anche la bufala senza mozzarella non se la passa male in rete.
Il popolo vuole il voto, io preferirei il giudizio, ma le menti "semplici" si trovano a proprio agio con un numero, un approccio mentale meno stressante e articolato, più netto.
Già, il popolo bue o popolo vacca da mungere.... comunque sia, sempre bovini, dotati di omaso abomaso reticolo e rumine, per digerire tutto quello che non è comprensibile, l'onniscemenza elevata a valore (nutrizionale) assoluto.
I paladini dei bisognosi con le spade sguaiate.
L'incapacità di non essere invasati, manco fossero gerani.
E poi le pensioni, la redistribuzione, rubare ai ricchi per donare ai poveri, la moderna Sherwood ne noantri, chiù PIL per tutti.
Si è perso il sesso della misura, ma non era un metro e trentatre? o forse solo trenta centimetri di dimensione artistica?
Si stava davvero meglio quando si stava peggio? E quando c'era Lui avrebbe mandato l'esercito a invadere l'india, per farne bivacco per i manipolatori di verità?
E le parità? e le disparità? Sembra che tutto sia immobile qual piuma a Trento.
I moderni conservanti sono a base di acido scorbutico, un po' come lo siamo noi che non sappiamo adattarci a questo risotto senza zafferano.

giovedì 25 febbraio 2016

La sopravvivenza della notte.

Un'altra notte bianca, di quelle che fanno incontrare i pensieri, prima che le idee.
Una notte senza sonno e senza sogni, senza riposo per la testa che continua a macinare le sue piccole elaborazioni, come sempre.
Una notte di visioni, di riflessioni e di conteggi sulla caducità del genere umano, come di tutte le cose che portano in sé il mistero della vita.
Una notte buia, artificiosamente illuminata dai lampioni a led che il Comune ha sostituito nell'ottica di un risparmio energetico che non si realizza mai.
Una notte senza auto che passano, con qualche raro motorino e il fastidioso rumore dei trolley che accompagna ai vari bed and breakfast i turisti atterrati coi voli di tarda ora.
Una notte di bagliori lunari, a rammentarci che si può brillare anche di luce riflessa e ispirare comunque poeti e artisti.
Una notte come tante ce ne sono state.... 
Una notte come tante ce ne saranno, con o senza di noi.

lunedì 11 gennaio 2016

Il Lato oscuro della Forza (dell'Ordine)

Due ore inutili passate in questura per una denuncia, fanno capire che la diminuzione dei reati nel nostro Paese è tutta merito delle Forze di Polizia.
Dopo due ore di attesa, alle 13.00 esce una solerte funzionaria delle "Forze dell'ordine" e informa noi sudditi che non funziona il sistema e che raccolgono le denunce a mano, per cui ne potranno redigere al massimo altre due.
All'osservazione "guardi che siamo almeno otto", senza una piega "ho detto due, gli altri potranno ripresentarsi il pomeriggio"
La raffinata strategia per combattere il crimine si fonda sulla rinuncia dell'estenuato malcapitato a informare chi dovrebbe tutelarlo dal torto subito.
Un modo originale ed efficace per diminuire le percentuali dei reati commessi che il Ministro dell'Interno (uno per l'altro) sciorina con lo scopo di evidenziare quanto importante sia stato il "lavoro" da lui svolto.
(Il lato oscuro della forza)

domenica 3 gennaio 2016

Le bestemmie la Tv e le solite polemiche.

L'osservatore Romano ha stigmatizzato la RAI, colpevole di avere permesso che una bestemmia passasse tra gli SMS degli auguri di capodanno.
Ovviamente, ne è scoppiato un caso politico, come si può sbagliare, nel nostro Paese di Guelfi e Ghibellini, qualunque quisquilia è buona per far discutere, come sempre in modo acceso e poco riflessivo, in pratica prende forma la formula dell'aprire bocca e darle aria, una metodologia che ha sempre dato i buoni frutti dell'immobilismo, di cui la nostra cara Italia vanta il primato mondiale.
Guardando la cosa con un po' di astrazione dalle passioni, potremmo dire che la bestemmia è un atto che offende il credo di un numero di persone piuttosto consistente; potremmo anche dire che ci sono stati taluni che hanno visto nell'atto censorio (per quanto postumo) un vile attentato alla libertà di parola; potremmo infine aggiungere che la pratica della bestemmia come intercalare ha un buon seguito, soprattutto in determinate zone del nostro Paese..... e allora?
In realtà, l'intercalare perde quella valenza di oltraggio alla fede, certo si può ricorrere a termini più edulcorati, nessuno si offende per lo "zio can" del veneto o per il "porco zio" del toscano, ma è questione di lana caprina, se non addirittura di vaga ipocrisia applicata.
Che il livellamento del linguaggio abbia subito un brusco imbarbarimento è sotto gli occhi di tutti, la dialettica è stata da tempo sostituita con l'insulto più o meno pesante, che è arrivato fino ai vertici dello Stato. 
Davvero pensiamo che sia colpa della RAI? Non è piuttosto l'incapacità relazionale di qualche disadattato, che non trova niente di meglio per esistere, che inviare un SMS contenente la pietra dello scandalo?
Ma anche in questo caso, l'anno nuovo non ha portato nulla di edificante, siamo sempre il solito popolo di mentecatti che attribuisce responsabilità alle Istituzioni, piuttosto che ammettere la propria indelebile ignoranza e volgarità. Eccelliamo anche in questo.



mercoledì 2 dicembre 2015

La libertà ai tempi dell'Isis

Il concetto di libertà è come un organismo unicellulare; al pari di esso, si adatta ai momenti e alle situazioni in cui si trova a dover vivere. Al pari di esso cerca nell'adattabilità e nella capacità di essere flessibile un proprio spazio vitale, incurante del passato e del futuro, uno spazio che sia fruibile solo nel presente.
Il nostro pensiero è assuefatto a una visione della libertà come valore assoluto, unico e immutabile. In realtà, non sappiamo se sia effettivamente così, o se a fronte di una negazione totale dei privilegi che insieme formano il nostro essere liberi, si possa considerare il concetto di libertà come un'entità invariabile, immutabile, senza limiti o confini: che c'è, o non c'è.


Il comune denominatore

Non è difficile cercare di instaurare rapporti umani, purchè non ledano i confini che ciascuno si crea nello spazio prospiciente il territorio comune. In altre parole, ciascuno tenta di allargarsi finché gli viene concesso.
Questo dimostra che non esiste una benchè minima volontà di autoregolamentazione degli esseri umani.
Tutti sono propensi a usare parole come rispetto, attenzione, ma solo a parole, nei fatti le cose sono ben diverse.
La tendenza a sconfinare in territori illeciti è comune a entrambi i generi, sia i maschi che le femmine possono vantare questa peculiarità come loro tratto intimo, salvo poi negare le evidenze, come spesso succede, poiché a nessuno piace assumersi le proprie responsabilità e anni di pessimo riflusso, ci hanno insegnato che è molto gratificante prendersi i meriti, specie se di qualcun altro, mentre le responsabilità sono costantemente da ricercare altrove, sicuramente lontano da noi. 
I rapporti conflittuali, quindi, si sprecano e ciascuno ritiene di avere la logica della ragione dalla propria parte, spesso a supporto di posizioni indifendibili.
Mi è stato fatto osservare di recente, che se uno è il comune denominatore di tutta una serie di rapporti conflittuali, sarebbe opportuno che si facesse delle domande, prima di chiamarsi fuori da ogni responsabilità.
Mi piacciono poco queste chiamate a correo, che tanto ricordano quel Craxi che in Parlamento asseriva che le sue pratiche venivano seguite da tutti e che quindi non era da condannare.
Ma nel caso delle relazioni umane, non ci sono Craxi che tengano. 
Tuttavia, per onestà intellettuale la considerazione maligna e maliziosa è stata ammessa, per quanto rifacentesi a una discutibile logica dei grandi numeri e cioé: se tutti si comportano con te in modo conflittuale, è estremamente probabile che sia tu il problema e non gli altri.
Questo teorema risponde a pieno alla logica della maggioranza che fa legge. Purtroppo, sappiamo bene che non sempre è così, anzi la massificazione dei comportamenti e dei sentimenti sta portando a un graduale, ma inesorabile imbarbarimento dei costumi, che è sotto gli occhi di tutti.
Sono stati sterminati sei milioni di ebrei in nome di una logica di maggioranza e la storia offre innumerevoli spunti per confutare in modo drastico e definitivo la tesi che giustifica la maggioranza a danno della virtù.
È vero che in un mondo dove tutti siano ladri, il furto potrebbe essere depenalizzato, cionondimeno resta un atto riprorevole e se una minoranza, per quanto sparuta, lo sostenesse, non sarebbe da considerare in modo negativo solo poiché i più rubano.
Essere il comune denominatore di una serie di comportamenti sbagliati di terzi, non significa necessariamente essere in torto, ma solo che si ha a che fare con un'umanità che si rifiuta di crescere e di prendersi le proprie responsabilità.
La smania di espandere i propri confini in territori altrui è così forte nella maggioranza delle persone ed è probabilmente legata alla voglia di correre e non fermarsi, poichè la sosta favorisce il pensiero e questo non piace a molti, anche a quelli che ci sarebbero portati (a pensare).
Ciascuno dovrebe limitarsi a pensare al proprio territorio, ai propri atti e ai propri pensieri, evitando di proiettare le proprie contraddizioni, addossandole ai pensieri di altri, la cui unica colpa è darci ascolto anche nei momenti in cui sarebbe più utile ed educativa una scrollata di spalle e un repentino allontanamento.
Ma mi rendo conto di come questo concetto sia troppo sofisticato, è quindi meglio continuare nella conflittualità che tanto piace alle menti semplici, a quelli che si sento ai margini, a quelli che si sento esclusi, a quelli che si sentono violati, a quelli che si sentono incompresi, a quelli che pensano di avere compreso tutto.
Quella stessa conflittualità da cui ci si può chiamar fuori in ogni momento, in nome di quella inviolabilità del proprio spazio vitale, sancita dalla volontà divina.

lunedì 9 novembre 2015

Le avanguardie 2

Penso di poterlo dire a cuor leggero, siamo stati fortunati, abbiamo avuto una formazione invidiabile, elitaria, ma invidiabile. Abbiamo incontrato un periodo di creatività che non ha eguali nella storia dell'Uomo.
Tutto ha deposto a nostro favore, la musica, la cinematografia, il teatro, la pittura e la scultura.
Aveva azzeccato un bel titolo Mario Capanna, nel presentare il suo libro "Formidabili quegli anni" Già, formidabili perchè facevano paura. Perchè c'era il rischio dello sconvolgimento del mondo
Il nostro torto? Quello di convincerci che non fosse elitaria (che brutta parola) ma che tutti avesero assorbito quegli insegnamenti e ne avessimo fatto tesoro, come noi avevamo fatto.
Una leggerezza nella valutazione che ha consentito di distruggere una generazione.
Volevamo e potevamo cambiare il mondo, ma eravamo pochi, troppo pochi, siamo stati tratti in inganno dalle piazze, dal convincimento che le classi proletarie avessero ben chiaro il progetto e il cammino da percorrere.
Non avevano capito un cazzo, o non eravamo stati capaci di parlare un linguaggio comprensibile, o banalmente il proletariato è un'entità conservatrice che, avendo meno, lotta con tutte le sue forze e cerca di ghermire con avidità ogni singola microscopica briciola che lo avvicina al suo ideale di benessere che è quello imposto da chi combattono (o fanno finta di combattere).
È stato fuorviante, ma è l'opera sublime che il riflusso degli anni 80 ha messo a punto, ha affascinato le masse e le indotte a bersi Milano, le ha convinte che la vera equità sociale è avere l'automobile dei ricchi, la barca dei ricchi, la vacanza dei ricchi, insomma l'ugualianza è aspirare a quel mondo.
L'incapacità critica di vedere il tranello, ha fatto il resto. Alle falci e ai martelli si sono sostituiti i simboli di una pseudo "terra di libertà" chiamata impropriamente Padania, o hanno preso il sopravvento i "forconi".
L'errore di credere che il mondo dell'oppressore fosse emendabile e spendibile in un allargamento dello stato del benessere egualitario agli alti livelli, ha dato il colpo di grazia a un progetto che richiedeva tempo e lavoro, ma, soprattutto di non sognare a occhi aperti.
Questo era il compito che spettava alle "avanguardie", questo era il compito che è stato abbandonato a favore di una scorciatoia che sembrava più facilmente percorribile e che, purtroppo, era tutt'altro che facile e tutt'altro che percorribile.
Ma non possiamo che essere contenti di essere vissuti in quel periodo di forti tensioni creative, in cui le forme d'arte popolare e elitaria hanno conosciuto vette paragonabili solo al Rinascimento. 
Inoltre, non ci sono state guerre, i nemici non erano lontani, erano nascosti nelle pieghe del Potere e mettevano bombe, facevano attentati contro inermi e uccidevano politici. 
"Servizi deviati" li chiamavano.
Non sapremo mai se erano deviati davvero e soprattutto, da chi erano deviati. Sta di fatto che il nemico erano i pezzi dello Stato che si accaniva contro i cittadini per riportarli al comodo rango di sudditi, come prima della guerra mondiale.
Le avanguardie non hanno saputo combattere ad armi pari con quel nemico e invece di organizzare le classi povere per la spallata definitiva, hanno preferito tergiversare e dare modo al potere di riorganizzarsi. E da lì è stato tutto un declino, ma non possiamo lagnarci. Non tutti i sogni si realizzano.
Ora sono cambiati i paradigmi, ora non abbiamo più movimenti attenti al sociale, abbiamo un arco di rappresentanza che è diventato un segmento di linea retta, abbiamo partiti e movimenti razzisti, classisti, con progetti di destra ultraconservatrice. Abbiamo movimenti ispirati al fascismo che si dichiarano oltre, abbiamo movimenti forcaioli che si dichiarano rappresentanti delle persone perbene. questo abbiamo adesso e l'arte fa schifo.
Ci sarà una correlazione.