Quando è tardi è tardi....inutile insistere.....
Una volta non era
tardi, anzi, addirittura una volta è stato presto... era tanti anni fa
ma lo ricordo come se fosse stato ieri.
Ora dobbiamo fare i conti
con quello che è adesso, e adesso è tardi, un po' meno tardi di domani,
ma pur sempre tardi, c'è poco da fare.
Dovevamo pensarci quando era
presto, ma allora era troppo presto e abbiamo preferito rinviare.... e
rinvio dopo rinvio si è fatto tardi e non se n'è fatto di nulla.
Ma non è sempre stato così, prima era presto, non era tardi, il tardi è
arrivato dopo il presto e lo ha scalzato..... non abbiamo saputo
approfittare di quando era presto.
È vero, non posso dimenticare che
ogni tardi è stato presto prima di diventare tardi, ma la vita è fatta
così, alle volte è tardi anche per fare presto, ma non è mai presto per
fare tardi.... perchè quando è tardi è tardi.....inutile insistere.
Siamo certi che in questa stanza ci stiamo tutti? Lo chiedo perchè la mia intelligenza occupa tantissimo spazio.
venerdì 28 febbraio 2014
mercoledì 26 febbraio 2014
Il sonno negato
È poco gratificante, quando non del tutto avvilente, appartenere a una generazione senza presente né passato, una generazione che avrebbe potuto giocarsi in modo creativo, rivoluzionario il proprio futuro, immaginando spazi di progresso, libertà e giustizia, fino ad allora inesplorati, come una vasta prateria in cui seminare il valori di una nuova corsa all'oro; una generazione sconfitta dalla precedente, perchè non ha saputo costruire nuovi dei, diversi dal vitello d'oro dei propri avi.
La generazione del dopoguerra, quella del boom economico, quella che "c'era tutto da costruire" e che avrebbe potuto prendere in mano le sorti di un grande progetto di società.... quella stessa generazione che si è trovata esautorata e costretta a seguire schemi prefissati, lasciando nel cassetto i sogni di voli ad alta quota, quelle ambite virtù di giustizia e ugualianza, che avrebbero migliorato la società e i cittadini.
La generazione accecata dai bagliori degli specchi montati a bella posta sulle mura nemiche, quella che ha scambiato per rivoluzione rivendicazioni sindacali al limite della demenzialità, la generazione che scendeva in piazza per difendere la classe conservatrice, quella operaia; la generazione che ha perso, quella che ha perso perchè aveva solo la passione, ma non aveva strategia, quella che si era convinta che quelle illusioni di giustizia si sarebbero perpetuate solo laddove fossero state cristallizzate in leggi.
Una generazione che aveva fatto male i propri conti, l'immaginazione non era andata al potere, si era fermata nel salotto buono della Marzotto di turno, a condividere una tazza di tea e pettegolezzi, con il fior fiore dell'aristocrazia, sia sociale che intellettuale.
Ci sarà pure un motivo se le rivoluzioni le hanno sempre fatte le avanguardie, a volte intellettuali, a volte aristocratiche, a volte entrambe. Il popolo (nel migliore dei casi) è sempre e solo riuscito a fare qualche moto....due misere sillabe che sono scomparse in modo altrettanto repentino di come sono arrivate.
Una generazione che ha scalato le classi sociali, mutuando i valori del sogno in valuta più sonante e spendibile con le mani che avevano in mano le leve. Quelle stesse persone per cui la parola ugualianza si sbiadiva in modo lento e inesorabile, per lasciare spazio alla nuova dea, la ricchezza, che poi era la dea preesistente da schiede intere di generazioni.
Una generazione bastarda, uscita dagli orrori di una guerra, che non aveva vissuto né conosciuto se non attraverso la stucchevole retorica dei libri scolastici. Una generazione che si sentiva onnipotente e che avrebbe voluto, potuto e dovuto cambiare tutto.
Una generazione che è scappata di fronte ai propri doveri, che non ha combattuto i propri padri, e che anzi in massima parte ne ha sostituio le salme nella vita civile, quando questi hanno seguito l'ordinarietà delle leggi naturali.
Appartengo a quella generazione, più precisamente alla schiera che della propria generazione è stata vittima, quelli che hanno creduto ai nuovi ideali, che hanno contribuito con alacrità a rinnovare gli dei e ad abbattere le statue dei vitelli d'oro, quelli che sono stati distratti dagli ideali, perchè nella vita pratica non c'era posto per tutti; le risorse, si sa, non sono infinite.
Nonostante tutto questo, sono, mio malgrado, sopravvissuto al limite che mi ero prefissato dei 30 anni e la vita è passata sulle barche che trasportavano i luoghi comuni e le sicurezze della "normalità", così come veniva descritta da una società protesa all'autoconservazione ad ogni costo, che doveva necessariamente convertire gli stimoli di idee "rivoluzione", in più rassicuranti messaggi di possibili, per quanto lontani, miglioramenti diffusi.
Appartengo a quella parte della generazione che non avrebbe dovuto sopravvivere e che, paradossalmente non è sopravissuta, sconfitta e umiliata dall'altra componente della stessa generazione, quella dei seguaci della tradizione, quelli conquistati e acquistati dagli immobilizzatori.
Appartengo a quella generazione che "non ha voluto" come sostengono molti analisti del "volere è potere".
Appartengo a quella parte di generazione che non aveva sonno per tutti e lo ha distribuito solo a una minima parte, gli altri, quelli della parte sbagliata, sono sopravvissuti, seppure con una certa riluttanza, rimpiangendo per il resto dei loro giorni, di non avere potuto far parte di quella schiera i cui giorni si erano fermati quando le prime luci del fallimento non erano ancora visibili.
Dai diari di Patrizio Oriani
lunedì 10 febbraio 2014
La monetizzazione della libertà.
Le droghe leggere vanno liberalizzate perchè consentono di risparmiare i
soldi di chi è detenuto per consumo o piccolo spaccio (220 euro al
giorno), perchè tolgono alla malavita organizzata una fonte importante
di arricchimento (si ragiona in milioni di euro), perchè oltre a questo,
porterebbe denaro nelle casse dello stato (che, poverino, ha tanto
bisogno)......
Insomma, moltissimi insistono che la liberalizzazione delle droghe leggere conviene per motivi economici.... che cazzoni e che cazzata....
Tutto viene ricondotto, e pare che non possa essere altrimenti, ai benefici economici che si porta dietro.... che sa tanto di vittoria del Tremonti pensiero, tutto ciò che non si mangia, o non produce reddito, è inutile.
Per quanto mi riguarda non sono interessato né alle droghe, né ai soldi che queste potrebbero fruttare allo stato, considero la liberalizzazione di qualsiasi cosa un atto dovuto solo e banalmente per una questione di libertà, libertà della società e libertà dell'individuo.
Già la LIBERTA', concetto che ha poco a che spartire col denaro e con la convenienza economica, e che gli adoratori del vitello d'oro hanno perso di vista.
Insomma, moltissimi insistono che la liberalizzazione delle droghe leggere conviene per motivi economici.... che cazzoni e che cazzata....
Tutto viene ricondotto, e pare che non possa essere altrimenti, ai benefici economici che si porta dietro.... che sa tanto di vittoria del Tremonti pensiero, tutto ciò che non si mangia, o non produce reddito, è inutile.
Per quanto mi riguarda non sono interessato né alle droghe, né ai soldi che queste potrebbero fruttare allo stato, considero la liberalizzazione di qualsiasi cosa un atto dovuto solo e banalmente per una questione di libertà, libertà della società e libertà dell'individuo.
Già la LIBERTA', concetto che ha poco a che spartire col denaro e con la convenienza economica, e che gli adoratori del vitello d'oro hanno perso di vista.
martedì 4 febbraio 2014
Improvvisamente la corruzione.
Va sempre così, improvvisamente qualcuno ci guarda da fuori e dice, ma lo sapete che vi fottete 60 miliardi di euro ogni anno per non combattere la corruzione? E lo sapete che 60 miliardi di euro sono la metà di quanto costa la corruzione all'intero continente europeo?
Ovvio che non lo sappiamo, abbiamo mangiato pane e corruzione sin dalla nascita di questo povero Paese, non abbiamo debellato i centri romani del potere, prima pontificio e poi italiano, non abbiamo combattuto l'assenza dello Stato in larghe fette di territorio, con conseguente abdicazione del controllo territoriale a organizzazioni che hanno esercitato in modo determinato questa investitura di supplenza.
Siamo corrotti nell'anima di ogni singolo cittadino "onesto", pagando pegno a modalità comportamentali utili alla collettività in nome di un tornaconto personale talvolta di dimesioni insignificanti.
È questo probabilmente il nostro vezzo più significativo.
Noi siamo quelli indisciplinati, quelli che se possono non pagano mai, quelli che cercano l'amico per anticipare la visita ospedaliera, quelli che si fanno cancellare le multe tramite un parente, quelli che non chiedono le ricevute in cambio di uno "sconto" del 21 per cento a carico della collettività, quelli che si vantano della piccola evasione con sguardo ammiccante.
Non ci sono puri, il popolo moralmente "superiore" ha avuto la sua opportunità nellì'amministrazione del territorio e se l'è giocata per un piatto di lenticchie, ricalcando pari pari le infami orme di coloro che disprezzavano pubblicamente con inutili parole.
Non so se ci sarà una soluzione, non lo credo. Non credo che un popolo che non ha mai visto la Cosa Pubblica come un bene collettivo, ma come unterritorio di nessuno, atto solo alla razzia, possa improvvisamente rinsavire e riscoprire quella voglia di stare insieme come popolo, dando un colpo mortale definitivo alla logica delle "Famiglie".
mercoledì 22 gennaio 2014
W (by Peter Hammill)
Life is an endless succession of waves
You're happy and you're sad
And you don't appreciate the good times
Until you're in the bad
You wake up one morning - w -
And you're twice as unhappy
As you've ever been before in your life
You wake up, go to the window
And see smoke billowing across the lawn
You pick your feet up, drag yourself downstairs
And you're gone
You wake up one morning - w -
And you're twice as unhappy
As you've ever been before in your life
You wake up, look to your left
But you see no reassuring head
You stay in bed all day
At six o'clock you realise you're dead
W - Van de Graaf Generator
You're happy and you're sad
And you don't appreciate the good times
Until you're in the bad
You wake up one morning - w -
And you're twice as unhappy
As you've ever been before in your life
You wake up, go to the window
And see smoke billowing across the lawn
You pick your feet up, drag yourself downstairs
And you're gone
You wake up one morning - w -
And you're twice as unhappy
As you've ever been before in your life
You wake up, look to your left
But you see no reassuring head
You stay in bed all day
At six o'clock you realise you're dead
W - Van de Graaf Generator
sabato 18 gennaio 2014
Dio è uno.
È vero, siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, pensiamo, o potremmo farlo; ragioniamo, o potremmo farlo: insomma, svolgiamo, o siamo in grado di svolgere una serie di attività che ci allontanano dal mondo animale, per trasformarci nel "trait d'union" col paradiso.
Probabilmente siamo noi l'anello mancante della scala che va dal naturale al divino, siamo la congiunzione sospesa, la parola quasi pronunciata, il respiro di Dio.
È possibile che in questa possibilità di usare o meno le peculiarità proprie dell'essere umano, risieda il "libero arbitrio": si può pensare, ma anche no.... si può ragionare, ma anche seguire la corrente.... insomma, il respiro di Dio non fa di ciascuno una rappresentazione divina.
venerdì 17 gennaio 2014
Ancora sulla musica
Si pensa che tutto sia scontato, che tutto sia scritto o detto o entrambi.....
Nulla è scritto e poco è detto sul sentire umano nel suo senso più profondo, quello che è regolato dalle norme che Madre Natura ha stabilito e i cui processi di effetto sono e restano da millenni avvolti nel mistero più fitto.
La sequenza causa effetto, quando si tratti di esseri umani e frequenze musicali, ha dei risvolti misteriosi, al limite dell'insondabile, fatto sta che frequenze messe in un determinato ordine hanno effetti che vanno dalla sensazione generica di benessere, all'accapponamento della pelle, all'incipienza delle lacrime di commozione.
Strano processo quello che provocano nelle persone quelle frequenze che conosciamo come melodia, o meglio come musica. La cosa assume aspetti particolarissimi se si pensa che le sensazioni provocate non sono le stesse, ma mutano da individuo a individuo.
Centenarie scuole di dietrologi hanno voluto imbastire ipotesi di caste sacerdotali a conoscenza di dati che non sono divulgati al popolo. Gelosi custodi delle metodologie di controllo di indicibili forze per piegare, plasmare e dirigere le masse e il loro pensiero nella direzione voluta.
Ovviamente, l'argomento è spinoso, con molti elementi a favore e molti contro, e nessuno in posizione tale da poter definire una certezza d'intervento.
Spicca fra gli elementi a favore dei dietrologi il dato storico che la composizione musicale sia stata oggetto delle attenzioni della Chiesa addirittura in un Concilio, quello di Trento, in cui furono regolamentate le norme di esecuzione del canto gregoriano, per eliminare le influenze che, piano piano, stavano contaminado la purezza della struttura originaria, sulla strada della nascente polifonia.
Al di là delle giustificazioni di facciata, l'intervento pone in grande evidenza la correlazione tra frequenze e anima, ove per anima non si intende certo il concetto dei padri della chiesa, ma qualcosa di più terreno, la capacità dell'essere umano di provare emozioni e, in alcuni casi, di esserci indotto.
In fondo questo è il grande mistero, il Paradiso potrebbe non essere dove ci hanno insegnato a credere.
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