lunedì 16 marzo 2015

A ciascuno il suo.

"È inutile che mi guardiate male, le vostre donne sono insopportabili, bisbetiche, egocentriche, egoiste, superficiali, stronze e persino zoccole e non perdono occasione per dimostrarlo! Questo sono le vostre donne"
"Le nostre? e la tua, allora?"
"Carlo è una persona meravigliosa."

mercoledì 11 marzo 2015

Amore? Ma mi faccia il piacere!

Le ferite si rimarginano sempre, non sappiamo quanto tempo ci mettono, ma si rimarginano.... soprattutto quelle che fingiamo siano state provocate dai sentimenti passionali, quelle che ci fanno sentire autorizzati a comportarci da vittime, dissimulando con abilità meschina i panni del carnefice.
Ma tutto scorre e passa, come ci hanno insegnato i grandi padri del pensiero umano. Tutto passa, ma non è vero che non lascia traccia.
La terra mischiata all'acqua genera un tipo di composto che ti avvolge e penetra tutti i punti, anche quelli più remoti e lascia sempre una traccia di disagio, anche tempo dopo essere stato lavato via.
Perchè quello che non si attenua è il gusto di amaro che resta di fronte alle delusioni, agli inganni, ai racconti romanzati di protagonisti di quart'ordine dei più improbabili racconti che la storia della vita ci propone.
Poveri esseri, vittime della propria incapacità di dare corrette definizioni e collocamento nel bene o nel male delle passioni che agitano l'animo umano, condizione che li pone a gestire male, anzi malissimo quel poco di bene che è dato loro di esprimere.
Eppure la domanda è semplicissima, la passione è un bene o un male, e se è un bene, come può giustificare il male che viene fatto in suo nome?
Già, l'essere umano inneggia all'amore, come più alta espressione del genere, come chiave di volta della perpetuazione della specie, come supporto reciproco per superare i momenti di difficoltà.
Ma l'inganno e la menzogna sono dietro l'angolo, perchè in troppi equivocano il sentimento candido e altruista dell'amore con la passione, la carnalità e il possesso, il dominio, la prevaricazione dell'uno sull'altro. 
Tutti atteggiamenti passionali mirati alla sopraffazione dell'altro. Ma allora la domanda vera è: sono atteggiamenti positivi, benevoli o in nome dell'amore si può giustificare qualsiavoglia malefatta e scempio?
Rammentiamo che il delitto d'onore è stato depennato dal nostro codice penale negli anni 80. Un delitto non può essere annoverato fra gli atti positivi, ma al di là di questo, era dettato dall'orgoglio ferito o dalla cecità in cui le passioni inducono gli esseri umani?
E quanto può essere giustificabile il male che viene fatto in nome dell'amore? 
Può una persona sminuire in modo significativo il male fatto, adducendo la propria condizione di "innamorato" come assoluzione preventiva di qualsiasi efferatezza commessa?
Interviene in nostro aiuto la religione del perdono, che fa dire al proprio massimo esponente di perdonare 70 volte 7, ponendo una precisa misura oltre la quale la molestia diventa intollerabile.
Quindi abbiamo l'onere evangelico di perdonare 490 volte e dopo?
E dopo dovremo cominciare a educare coloro che non hanno capito nulla dei sentimenti, se non i bassi istinti a cui li induce la propria pancia, il sentimento cieco, egoista ed egocentrico, che pone sè stessi al centro dell'universo conosciuto, quasi a stabilire in tal modo la regola di priorità.
La verità, per quanto poco digeribile, è che le passioni sono male, anzi, sono Il Male, a meno che ciascuno non se le viva in assoluta e desolata solitudine.
D'altronde una buona educazione sentimentale non vi è mai stata e abbiamo imparato e insegnamo che amore è una cosa meravigliosa, lo scambio di due anime che si annullano per confluire insieme in una nuova unica entità.
Quindi abbiamo imparato e insegnato che amore è possesso, è acquisizione territoriale, è sottomissione dell'altro, è imposizione con ogni mezzo dei nostri desiderata, in ultima analisi è l'esaltazione della supremazia che riusciamo a imporre sull'oggetto delle nostre presunte e vantate attenzioni.
Che succede se l'incantesimo si rompe e l'amato bene si defila? Apriti cielo, si va in un territorio in cui è tutto consentito, in barba ai nobili sentimenti a cui ostinatamente affermiamo di fare riferimento.
E il tutto, con una particolare predisposizione all'umorismo paradossale, lo millantiamo per amore.
Quindi la nuova domanda è il sentimento è passione o pensiero?
Se il sentimento è passione, come abbiamo visto, colpisce alla cieca e ci fa commettere atti infami, indegni delle relazioni fra umani. E allora?
E allora anche i sentimenti che regolano le relazioni interpersonali sono soggetti allo stretto controllo del pensiero che non può e non deve mai abbandonare l'essere umano, pena il decadimento in un limo che tutto sporca e tutto uniforma.
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martedì 17 febbraio 2015

Contro il potere dell'ipocrisia.

Ed è così che le avanguardie democristiano-leniniste cingono d'assedio il potere.
In giro si trova un numero sempre crescente di persone pronte a scendere in piazza per la rivoluzione.
Strana metamorfosi.
Un intero popolo di opportunisti, si raggruppa contro il potere da essi stessi creato e sostenuto nei tempi delle vacche grasse, sotto l'egida del nuovo valore fondante dell'apparire italiano: l'onestà.
L'onestà (degli altri) è la parola d'ordine di tutti i nuovi farabutti, grassatori e millantatori, che siano essi stellati o affratellati o legati o forzati o renzati o montati o qualsiasi altra cosa.
Una virtù, in verità, di cui sono piene le fantasie e le letterature, ma che è sempre stata poco praticata.
Ed è in tutta evidenza che un popolo di truffatori, ladri, malversatori, bugiardi e chi più ne ha più ne metta, non può che scegliere di farsi governare da propri simili..... salvo poi, quando la torta finisce, o si assottiglia sensibilmente, ribellarsi puntando l'indice contro i corrotti, i malfattori.
D'altronde i farabutti sono sempre gli altri, noi abbiamo solo comportamenti virtuosi, da quando lasciamo l'auto nello spazio riservato ai portatori di handicap, a quando approfittiamo delle nostre conoscenze per prenotare visite saltando file, o quando cerchiamo raccomandazioni per primeggiare in un concorso, o quando cerchiamo l'amico per farci cancellare una multa o quando decidiamo di non ritirare una ricevuta in cambio di uno sconto, o quando portiamo dal commercialista la nostra dichiarazione di redditi da fame a bordo del nostro suv da decine di migliaia di euro...... e potrei continuare.
Brutta malattia l'ipocrisia e non ne siamo imbevuti.
Ma forse ha ragione chi sostiene che si tratta di peculiarità umane, è uno dei nostri libri più impoprtanti che riporta storie di occhi, di travi e di pagliuzze.

martedì 6 gennaio 2015

La sconfitta

È così, la linea di caratterizzazione della mia generazione è la sconfitta, quella brutta, quella senza appello, quella le cui colpe non sono attribuibili a nessun altro.  La povertà di spirito e di pensiero che accompagnato la sua parabola è l'elemento principe di questa rovinosa debacle.
La generazione che ha fatto diventare visione, prospettiva, un sogno, convincendosi di poterlo realizzare, senza avere né la forza né l'intelligenza di focalizzarlo come obiettivo e scelta strategica..... quasi che la storia fosse un susseguirsi di eventi preordinati da chissà quale demiurgo, invece che atti pensati, decisi e posti in essere da esseri umani, con tanto di "coscienza critica" (almeno questo pensavo).
Si sono spesi fiumi d'inchiostro e di parole per descrivere il profilo della generazione che ha sognato e inseguito, per almeno una fetta di vita, l'illusione che che potesse esserci una società diversa, il sogno di un'umanità diversa. Quella generazione che ha prodotto qualche piccolo insignificamente mutamento a fronte di una grandiosità che ne delineava le aspirazioni, che è naufragata nella scogliera della normalizzazione..
Una generazione che non ha creduto in sé stessa fino in fondo, che si è lasciata abbindolare dagli ipnotizzatori professionisti e che ha creduto che le parole e non lo scontro, avrebbero potuto cambiare il mondo.
Eppure quella era la sottile linea rossa da oltrepassare, quella dello scontro, della violenza, sia verbale che fisica. Se una chance c'era, era da giocare con astuzia per sbaragliare il nemico e colpirlo sia nelle idee che nel fisico.
Non ne siamo stati capaci, io per primo, immersi nella cultura Hippy del "peace and love", non avevamo dato corretto dimensionamento alla forza dirompente delle azioni, non necessariamente violente e armate. Non abbiamo rifiutato la trappola della democrazia, non abbiamo combattuto la creazione artata di nemici, non abbiamo lottato contro l'imperatore che divideva e dominava, ci siao lasciati infinocchiare come dei bambini inesperti.
Eppure sarebbe bastato poco, la totale disobbedienza civile, non avrebbero potuto imprigionare un intero popolo. Sarebbe bastato definire minimi e comuni orizzonti, ma anche su quelli siamo riusciti a frastagliarci, d'altronde, non abbiamo la stessa idea neppure quando chiediamo un caffè e ce ne siamo inventati almeno quindici varianti.
Che poi disobbedienza sarebbe pure un termine inappropriato, avremmo potuto ignorare il mondo dei "vecchi" e vivere secondo i nostri nuovi schemi e le nostre aspirazioni, creando situazioni di vita a noi congeniali, rifiutanto le cose che volevamo combattere, semplicemente ignorandole, costruendo una società parallela. scardinando il sistema dall'esterno, facendo sì che la proposta alternativa fosse ben visibile a chi si fosse voluto avventurare per sentieri diversi da quelli che la società aveva fino ad allora proposto.
Incredibilmente, già Mogol aveva portato all'attenzione delle masse "il denano ed il potere sono trappole mortali...." proprio lui, araldo dell'industria discografica, uno dei pilatri armati dal potere medesimo, che cercava così di imbrigliare il corso della protesta e delle cose, per ricondurre tutto a un corso più controllabile e gestibile.
L'inganno, ecco quale fu la carta vincente. Il convincimento che bastasse essere giovani per avere lo stesso pensiero, gli stessi intenti, lo stesso sogno. Non era così, ovviamente, ma molti di noi sono rimasti intrappolati in questo equivoco e hanno impostato la loro vita non tenendo conto che non esisteva un vangelo delle idee, ma che ognuno aveva la propria e spesso questa era assai meno nobile delle nostre.
(continua)

L'asceta

L'asceta scettico dubita delle proprietà dell'acido ascetico.

lunedì 5 gennaio 2015

La lotta della Befana

A seguito di un'agitazione sindacale, si informa l'umanità che la Befana consegnerà le calze dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30, presso la sede del Circolo del Sindacato dei Minatori, nella sala riunioni grande.
Il provvedimento si è reso necessario a causa della sospensione di tutte le prestazioni straordinarie in scopa e camino, per sollecitare il rinnovo del contratto, bloccato da ormai cinque anni.

Pino Daniele

Pino Daniele..... lo avevo incontrato a Lucca, dove si esibiva davanti a qualche centinaio di persone, nel 1980, quando l'onda napoletana stava conquistando con fatica e duro lavoro, i favori del pubblico giovane.
Era stato per breve tempo (1978) il bassista di un gruppo che avevo molto apprezzato, Napoli Centrale, nel frattempo aveva fatto qualche canzoncina con delle intonazioni un po' blues, un po' jazz e si era messo a fare il cantante solista, con una voce molto particolare, ai limiti dell'afonia (per non dire della sgradevolezza), ma questo era..... aveva ragione lui e stranamente, aveva incontrato il successo di pubblico e non solo di quello partenopeo.
In realtà due, tre dischi di buona fattura, forse li ha realizzati, poi anche lui, come gli Stones (e come moltissimi altri) ha cantato per anni la stessa canzone, sempre uguale a sé stessa, sempre uguale a sè stesso, senza portare nulla di nuovo a quel sentiero che aveva coraggiosamente (ma forse casualmente) cominciato a tracciare, in un momento in cui il punk trionfava..... un promettente avvenire scioltosi in una noia mortale.....
Ma è ovvio che in un mondo di ciechi un guercio faccia un figurone e così il nostro ha avuto i suoi momenti di gloria anche strumentale, affiancandosi a Metheny, Yellow Jackets e compagnia cantante, così com'è ovvio che nell'industrializzazione della musica sia il pubblico e il denaro che porta (ac pecunia ferentes), a decretare la bontà, o meno di un artista, con un salto di paradigma inquietante, legato non più alla produzione artistica, ma alla quantità delle vendite....e in questo caso, il successo clamoroso di "artisti" come Biagio Antonacci e Gigi D'Alessio, la dice lunga.
R.i.p. Pino onesto musicista e ottimo artigiano.