domenica 15 settembre 2013

Intenso

Mi girai di scatto e la vidi. Era quella che avremmo potuto definire un bel tipo e mi guardava intensamente. Con quegli occhi scavava dentro di me alla ricerca di qualcosa e teneva la bocca leggermente pronunciata... dev'essere per quello che le dissi, agitando la mano destra con le dita raccolte: "che cazzo vuoi?".

martedì 10 settembre 2013

Dopo....

Dopo l'amore, accaldata, riversa ansimante sul letto, lei mi diceva sempre "Che meraviglia, mai con nessun altro come con te"..... doveva essere vero, perchè lo diceva a tutti.

lunedì 9 settembre 2013

La versione di lei.

Era una mattina come tante altre ce n'erano state, ma quella era particolare perchè Pino venne da me con un pianto incipiente.... "Capisci che mi ha lasciato?"
Certo che lo capivo, aveva lasciato me prima di lui perchè doveva pensare alla carriera, ma lui non lo sapeva (o almeno così credevo) e non sapevo se questa cosa mi generava goduria oppure no.... ma a vederlo in quello stato forse no..
"Certo che ti ha lasciato, cosa ti aspettavi? che restasse con te in eterno? Lo sai che te la ha data per un solo motivo, ottenere il posto che occupa.... è fatta così".
Era proprio disperato, prostrato. Lo capivo, Lei era un trofeo che si metteva malvolentieri sullo scaffale, era molto meglio il periodo in cui lo si poteva esibire con l'orgoglio tutto maschile, tanto vuoto, quanto perseguito dai più.
Avevo ben vivo nella mente il ricordo dei due anni passati insieme, un connubio perfetto di sesso e parole e mai parole banali. Questo era stato il nostro incontro. Una Shao Yang in piena regola, agguerrita in tutti i campi del tatticismo muliebre, assolutamente perfetta. 
Ma Pino era tutt'altro che rassegnato "Si stava bene, mi rendo conto che una così era molto al di là delle mie aspettative, ma eravamo felici insieme". Evidentemente quando si è coinvolti direttamente, sfugge l'uso politico che alcune femmine fanno dei loro orifizi e della loro abilità amatoria (mi verrebbe da dire moltissime, ma per il momento diamo il beneficio del dubbio).
Pat aveva le conoscenze e l'abilità di far valere la sua supremazia al fine di ottenere ciò che voleva, questo era l'amaro particolare che sfuggiva a Pino (naturalmente).
"Guarda che ho sofferto anche io quando è finita con me, ma ti assicuro che poi passa..." Non avevo altro modo per consolarlo che accennargli il fatto che esisteva chi c'era passato prima di lui e ne era uscito, magari con qualche acciacco, ma ne era uscito.
"Lo so, ma tu non ci sei mai stato a letto, mi ha detto tutto, cosa credi?.... il vostro era un semplice rapporto spirituale, come si dice? platonico, con me, invece......"
Già, con lui invece....... quante cretinate si era bevuto? magari l'aveva convinto di essere stato il primo e l'unico e lui, povero scemo, si era sentito onorato di quella fortuna che (immeritatamente) il cielo gli aveva assegnato. 
Potevo far crollare il suo castello di vanagloria? No davvero, ho preferito restare incastonato in un rapporto platonico, così come la versione di lei mi aveva affidato al suo immaginario.

L'analisi

L'infermiera lo aveva squadrato sommariamente, con l'aria distratta che hanno tutti coloro per cui intervenire sulle persone è diventata una routine. Lui l'aveva invece osservata bene, nei minimi dettagli, come tutti quelli che si trovano di fronte alla persona da cui dipende il buon esito di qualsiasi operazione.
In realtà, si trattava di un banale prelievo, niente di speciale, un ago in una vena del braccio e un'aspirazione per riempire la provetta. Una procedura standard che a seconda della parte del tavolo ove si sta assume valore ordinario o straordinario.
"Scopra il braccio" era stato l'invito assente, detto senza alcuna variazione nel timbro e nel tono. Ma gli occhi cambiarono espressione, come lesse la prescrizione e, mentre lui si sedeva col braccio bene in mostra, lei afferrava il telefono per chiedere conferma se avesse compreso bene. Ottenne la conferma e le istruzioni puntuali di come avrebbe dovuto operare. 
Lo guardava con occhi diversi, adesso, ma lui non se ne accorse, tanta era la tensione per quello che è considerato da tutti una banalità nell'accertamento annuale dello stato di salute.
Lei gli avvolse il laccio emostatico intorno al braccio e lo legò in modo da produrre quel gonfiore dei vasi, che le avrebbe facilitato l'introduzione dell'ago.
La punta dell'ago, col taglio rivolto verso l'alto, penetrò la pelle con una certa facilità e si introdusse nella vena che lei aveva scelto. Lui le sorrise, aprendo la bocca carnosa. I denti sembravano ancora più bianchi in contrasto con  la pelle scura. Lei ricambiò il sorriso tiepidamente, sciolse il laccio emostatico, finì di riempire la provetta e coprì il foro d'entrata dell'ago con un batuffolo di cotone umido, mentre estraeva la siringa.
Mise un cerotto e versò il sangue in due provette con strane sigle.
Lui si alzò e si ricompose il braccio, coprendolo con la manica della camicia e la salutò.
Lei sorrise e ricambiò il saluto, era la prima volta che le capitava di fare il prelievo a un nero ed era come meravigliata nello scoprire che il suo sangue aveva lo stesso colore di tutti gli altri campioni che prelevava quotidianamente da diversi anni, da quando lavorava lì. 
Il disorientamento era semmai dovuto alla richiesta del medico curante del nero, atta ad accertare se nel sangue di Alì vi fossero tracce di musica o di ritmo... o di entrambi.


venerdì 6 settembre 2013

Ma ci interessa davvero?

Era la terza strada a destra, era quella che non prendeva mai nessuno, quella che veniva sistematicamente ignorata dai locali, per le folle di media che diramavano nel mondo le immagini di quella bizzarria..
Non che fosse brutta o pericolosa, anzi tutt'altro, era una bella strada incorniciata fra pratini all'inglese e alberi di tiglio, belle case tutte uguali, nella migliore tradizione del luogo comune britannico.
Era "la" strada che caratterizzava al meglio il "british way of life", nel modo preciso in cui se lo immaginano coloro che britannici non sono.
Nulla di male a destinare un pezzo del proprio territorio al sostegno del luogo comune, quello che alimenta le differenze fra i popoli. Nulla di male a dare di sè l'immagine che gli altri pretendono, perchè l'ignoranza ha modellato dei criteri di riconoscimento, che la conoscenza non avrebbe neppure sfiorato. Ma è arcinoto che la realtà difficilmente supera la fantasia, quando quest'ultima sia bene coltivata.
Comunque sapevo che era la terza strada a destra e sapevo che non l'avrei percorsa, sapevo che avrei girato lo sguardo per osservare da un punto privilegiato quello che non è, ma che appare nell'immaginario offuscato dei cultori dell'ignoranza, il trionfo di quello che si dice, contrapposto a ciò che è veramente.
Non potevo perdere quell'occasione, era una delle poche che mi si era parata dinnanzi in quell'ultimo scorcio di primavera, quando il tepore cominciava  ad accompagnare con una certa regolarità i miei passi.
Ora posso dire che non la persi. Mi incamminai con la mia solita andatura, un po' lenta, un po' caracollante e, passo dopo passo, mi avvicinavo, lentamente ma inesorabilmente, all'intersezione della terza strada con la via principale..... il primo ramo di tiglio si affacciava curioso dall'angolo della prima casa.... una questione di primati.
Il moto rettilineo ha il pregio di portare il soggetto dell'azione sempre avanti sulla linea rappresentata dalla strada principale. La scelta non è complessa, vai, ti fermi; vai e ti fermi. Un codice binario dello spostamento, che non genera alcun conflitto interiore, se non quello della facile decisione che corre fra il sì e il no.
Il mio no arrivò non appena mi trovai nel bel mezzo dell'intersezione e interruppi con disinvoltura il movimento degli arti inferiori, per passare a una torsione del capo nella direzione della strada fasulla.
Era esattamente come me l'ero immaginata, uomini con ombrello e bombetta, tavole imbandinte con fette di pane tostato e jam volontà. Taxi d'epoca e cabine telefoniche rosse. Una goduria per lo sguardo e un riposo indicibile per il cervello che non si doveva sobbarcare di parametri anomali rispetto a quelli conosciuti.
Neppure per un istante mi venne in mente di girare la punta delle scarpe, ma gli occhi non potevo non girarli.
La domanda che ora dovevo farmi era se mi interessava o meno il luogo comune. La risposta reattiva era no, non mi interessava. È anche vero che vivo nel mondo dove vivono tutti gli altri, e gli "altri" si cibano quotidianamente di luoghi comuni, fino a farne una componente quasi religiosa della propria esistenza.
Insomma, per farla breve, dovevo conoscerlo, anzi, riconoscerlo e quella era una bella occasione per imparare a usare la testa, senza sprecare energie superflue, da impiegare in modo più consono in. altre attività.
Il viale principale sfociava nell'arteria nevralgica di Londra, fra le due giugulari e le vene varicose che il progresso aveva lasciato in scomoda eredità.
Mi fermai seduto su una panchina sulla sponda del Tamigi e mi chiesi con insistenza se ne fosse valsa la pena. Ero un po' infastidito dall'insistenza della domanda, ma mi risposi lo stesso e la risposta fu "sì", ne era valsa la pena anche se (forse) non a tutti interessava.


mercoledì 28 agosto 2013

Sono solo parole.

Ma come parli?..... urlava Nanni Moretti alla ricerca di un corretto e diffuso utilizzo della lingua italiana.
Già, ma come parliamo e soprattutto siamo certi che la rifinutura dei significati e la richiesta di un cesello sempre maggiore, ci porti a una maggiore comprensione?
Che sia questo il mistero della biblica Babele: la parola.
I concetti fondamentali sono semplici e richiedono poche parole, per lo più dai significati allargati, ma universalmente riconosciuti come tali e così applicati alla vita quotidiana.
Lo svilupparsi delle civiltà, il raffinarsi di alcune società ha portato a quello che molti hanno definito un arricchimento della lingua, che ha sconvolto, se non sradicato la semplicità semantica degli antenati.
Anche il linguaggio, uno dei principali strumenti di comunicazione fra gli esseri, ha subìto una trasformazione che lo ha portato a essere appannaggio di pochi, quei pochi che avevano acquisito con gli studi, gli strumenti necessari per una corretta decodifica.
Le civiltà pastorali, nella loro semplicistica essenzialità, suscitano l'invidia di chi, come noi, deve barcamenarsi in fiumi di parole costantemente in piena logorroica. Nessun argine di buon senso può contrastare le esondazioni di chi si è trovato a gestire un potere, senza avere delle adeguate istruzioni per l'uso.
Ha ragione Moretti, le parole hanno un significato, per usarle con compiutezza occorre conoscere sia le une, che l'altro. Spesso e sempre più frequentemente così non è e l'ignoranza prende il sopravvento col suo bagaglio di isopportabile arroganza e prepotenza che è diventata la norma delle relazioni sociali dei nostri giorni. 

martedì 20 agosto 2013

Solidi

La sua vita era trascorsa nella grande megalopoli per sua scelta. Non aveva mai sentito il bisogno della natura, di tornare alla terra. La grande città era la sua dimensione ideale, fatta di plastica, finzioni e velocità.
Ci si era adagiato in modo naturalmente artificioso, quasi che la vita fosse quella. 
Non mancavano donne, aperitivi mondanità a pacchi..... simboli di potere e trofei da esibire. 
I bisogni primari, secondari e terziari erano soddisfatti da una rete commerciale in grado di fornirti sia il ciuccio che la bara. Tutto era perfetto, tutto a disposizione, tutto circoscritto a quel perimetro abitato.
La rete e i libri costituivano il retroterra conoscitivo di quanto era al di fuori. Tutto era sotto controllo e rigidamente vagliato salvo il fatto che il tronco di piramide non era una pianta.