mercoledì 15 maggio 2013

Musica e denaro.

Una vera e propria categoria devastata quella dei musicisti che non hanno successo, avvinghiati al vittimismo e con l'anchilosi al dito indice, puntato verso tutti quelli che sono ritenuti i responsabili delle loro tristezze, a torto o a ragione. Mai uno specchio, una traccia, per quanto labile, di autocritica.
"Non fate studiare musica ai vostri figli" recita il titolo sciocco dell'ultima geremiade curata da un musicante  pieno di disappunto per il mancato riconoscimento in denaro del proprio valore.
Già, perchè a questo siamo. La musica non è un'arte, una disciplina, un moto dell'anima, un conforto, un rifugio dello spirito, no, per questa evoluta genia la musica è lavoro, impiego, che va riconosciuto in denaro sonante (dato l'argomento).
Il leit motiv è sempre lo stesso: ho studiato, sono un bravo esecutore, devo essere pagato, voglio che la musica sia il mio lavoro, siano soldi, siano entrate, sia ricchezza, sia sostentamento.
Comincia qui la creazione delle liste dei colpevoli, che, come dicevamo, sono sempre gli altri.
Come non rendersi conto che il peccato originale risiede nel voler fare dell'arte un mestiere. L'artista della musica non sarà mai un manovale artigiano, un musicante affamato di stipendio, ma seguirà la sua passione fino a che riuscirà a respirare, se poi questo gli porterà anche di che sfamarsi, meglio, molto meglio, ma non sarà mai la prima esigenza, né argomento di lamentele.
Tuttavia il nostro arido musicante individua il bieco colpevole: la schiatta odiosa è quella dei gestori di locali che disdegnano di corrispondere un obolo adeguato al professionista che si presenta per dare sfoggio della sua maestria, preferendogli talvolta artigianucoli improvvisati, che sostituiscono i veri musicisti con diavolerie elettroniche e chiedono una parcella assai inferiore.
Povero musico, frustrato dalla concorrenza sleale di semiprofessionisti, che magari hanno studiato svariati anni, ma si sono dedicati ad attività diverse.... e affrontano la musica come passatempo, quando non come entrata integrativa delle loro magre sostanze.
Povero musico, snobbato da un mondo perfido che vede la musica come riempitivo.... già, come riempitivo, come sottofondo.
E non si incazza perchè si suona la musica negli ascensori, nei ristoranti quando non nei cessi pubblici; no, lui si incazza perchè ha studiato per fare questo mestiere e un mondo organizzato in modo da non soddisfare questo bisogno elementare è un mondo che non merita nulla, poco importa l'uso improprio che si fa della musica.
Che questo mondo meriti poco, per motivi diversi da quelli del nostro amico, lo condividiamo sentitamente. Un mondo popolato da chi non apprezza l'arte (se non in misura ampiamente minoritaria) e non la colloca nello spazio che merita la cultura in una società evoluta, è un mondo che dovrebbe scomparire senza lasciare traccia e di cui non si sentirebbe la mancanza.
Ma da qui a esortare l'allontanamento dei fanciulli dallo studio di una qualsivoglia forma di espressione dell'anima, perchè non darà loro da mangiare, richiama alla mente l'infelice frase di un ministro della Repubblica, riguardo alla relazione che esiste fra arte e procacciamento del cibo.
Lasciate che i nostri figli studino la musica e le arti in genere, forse non ne faranno una professione, ma l'arricchimento spirituale che ne trarranno nel corso della loro esistenza, sarà assai più remunerativo di qualsiasi altra insignificante valuta terrena.

sabato 4 maggio 2013

L'imbarazzo

È che, a volte, mi sento in imbarazzo.

domenica 21 aprile 2013

Le bugie ripetute.

A sentire lui, è l'altro che non ha voluto che collaborassero.
A senitre lui, tutto era preparato su di un piatto d'argento, ma l'altro non ha voluto sedersi a tavola.
A sentire lui, quello che abbiamo visto coi nostri occhi era menzogna, lui è il Verbo.
Ho ascoltato e ho sentito solo fandonie, negazione della verità che tutti hanno visto.
Ho ascoltato e ho capito che chi ha rovinato la cultura del nostro Paese con la subcultura delle sue televisioni, ha finalmente un degno erede, che come lui, ha imparato bene l'arte del ripetere bugie fin quando non sembrino mezze verità.


venerdì 5 aprile 2013

Arie di rivoluzione

Portare il cervello all'ammasso diventa un fenomeno preoccupante, quando anche le persone che avevi considerato attente e dotate di una buona capacità analitica, cominciano a avere orizzonti più opachi.
Mi rendo, tuttavia, conto che la mia affermazione si fonda su di un discutibile assioma e cioè, che io veda correttamente le cose, al contrario delle visioni oggetto delle mie critiche.
È, comunque, innegabile, almeno ai miei occhi, come i miei orizzonti siano più chiari e fruibili, a meno che non si voglia tornare sul soggettivismo spinto, affermando che la visione di ciascuno è ugualmente valida e degna di attenzione, annullando in un sol colpo secoli di dialettica filosofica.
È arcinoto che il dualismo fra bene e male passa attraverso infinite gradazioni ntermedie; annullare questo aspetto degli strumenti di analisi, vuol dire azzerare una qualsivoglia analisi dell'etica.
Forse è per questo motivo che le rivoluzioni si preparano con le parole, ma poi si fanno con le armi, la cui filosofia priva di sfumature, aiuta un radicale posizionamento degli speculatori sullo scacchiere del pensiero.



sabato 30 marzo 2013

È così.

Sembrava che quella superficie porosa e arancione non finisse mai. Tutta uguale fino all'orizzonte, tutta uniformemente caratterizzata da piccoli pori fino a che l'occhio poteva vedere.
La possibilità di sopravvivenza era valutata con unità di misura non apprezzabili. Eppure, mantenevo tutta la calma di cui c'era bisogno e continuavo il mio disagiato cammino nella stessa direzione.
È questo il bello delle località desertiche, non ci sono indicazioni e tu vai avanti verso il punto d'orizzonte stabilito, senza avere indicazioni o altro che ti distraggano dalla meta.
La noia è uniforme, ma anche il deserto lo è, ciononostante, non possiamo classificarlo come noia, né come portatore di questo insano stato della mente.
Detta così sembra banale, ma in realtà, le dimensioni sono marginali, che sia una galassia, o un sistema, o una stella o un pianeta, le distanze saranno sempre succubi della nostra capacità di percorrere ampi tratti in piccole scansioni temporali.
È così che il mio pensiero puntiforme percorre avventurosamente la porosa superficie arancione di un'arancia, alla ricerca delle tracce di una civiltà preesistente che, se è esistita, non può essere stata integralmente cancellata. 
La storia non si ripete, ma spesso ha svolgimenti la cui affinità lascia sconcertati.
 

domenica 17 marzo 2013

L'arte del dileggio

Ci siamo, Berlusconi è annientato, nonostante le sue televisioni i suoi giornali e i suoi saltimbanchi imbonitori, è finito, non farà ulteriori disastri all'Italia.
Bene, direte voi, è ora il momento che le forze più attente al sociale rimettano in ordine tutti i guai che il peronista di Arcore ha combinato. Sbagliato, miei cari, sbagliato. 
Non abbiamo, purtroppo, una forza socialdemocratica, quello che abbiamo è una sinistra malferma sulle gambe, sempre indecisa sull'intraprendere finalmente la retta via, per il timore di doversi assumere delle responsabilità.
Una sinistra che,nei momenti delle grandi decisioni, è sempre riuscita e riesce a sfilarsi, anche quando ha un vantaggio imprevisto, procurato dalla palese incapacità degli avversari..... 
Lo so, tutti pensano al povero Bersani, invece pensavo al "grande" Berlinguer che nel 76, momento di grandissimo fulgore del PCI, pensò bene di non forzare la mano e appoggiare "esternamente" un monocolore democristiano, pur di non esacerbare il tanto temuto "conflitto sociale".
La storia di irresponsabilità della sinistra italiana affonda, quindi, nel passato, anche piuttosto lontano, ma ora che i tempi sono cambiati e potrebbero cambiare anche le cose, il "comintern" non riesce a liberarsi del proprio retaggio di irresponsabilità e  invece di prendere in mano il potere e guidare questo povero Paese fuori del casino, organizza dal nulla una nuova campagna del dileggio, arte in cui la sinistra è maestra.
Non sazi dei venti anni venti di dittatura berlusconiana che il loro atteggiamento ci ha dolorosamente inflitto, ora la sinistra è scatenata contro Grillo, il nuovo mostro da abbattere, il Berlusconi dei poveri e dei derelitti, un saltimbanco da quattro soldi, alfiere di una rivoluzione improbabile quanto impossibile, all'insegna del nuovo e dell'essere diversi. 
La storia ci dice quanto questi eventi siano irrilevanti, perchè ben altre sono le forze che cambiano la Storia.
Ma i nostri "sinistrini", invece di pianificare una buona politica e prepararsi a gestire la Nazione, partono per la crociata anti-grillo, in modo da fare crescere nel popolo la compassione per il nuovo martire della ferocia fatta presa di culo.
Grazie a questo comportamento criminoso, si è consentito al Partito di Grillo di prendere il 25% dei voti italiani e poichè non basta, si continua nella finta demonizzazione del "nemico", al solo fine di farlo crescere esponenzialmente e allontanare in modo definitivo dall'orizzonte del Partito Democratico la terribile minaccia di dovere governare questo Paese.


lunedì 11 marzo 2013

Il percorso nuovo

Il filtro era molto artigianale, della garza adagiata su più strati all'interno dell'imputo e l'imbuto inserito nellimboccatura della bottiglia. Questa era la premessa manufatturiera alla prima realizzazione dell'infuso sardo per antonomasia: il mirto.
Maria Grazia e il suo ragazzo erano venuti dalla Sardegna con oltre quattro chili quattro di bacche. Un orgasmo intellettuale. Il resto era stato facile, la valutazione della più convincente ricetta e relativa attuazione.
In realtà, solo la teoria è facile, la pratica è più complessa assai, per cui ero addivenuto alla decisione di fare due versioni diverse dello stesso liquore, una da "signorine", un po' più morbida e una da  "veri uomini" ben piantata sull'importanza del tasso alcolico.
I tempi dell'infuzione erano stati opportunamente lunghissimi,tanto da consentire una larga documentazione sulle cose da fare e la relativa attuazione.
Una delle principali esigenze, generate dalla lettura dei dati, era l'acquisizione di un torchietto, attrezzo di cui avevo ignorato l'esistenza fino ad allora.
In realtà un manufatto ingegnoso, quanto semplice. Un contenitore con un ugello al proprio fondo, che contiene un secondo elemento cilindrico e bucherellato, a far uscire i liquidi. Un piatto collegato a una vite senza fine che entra in questo secondo elemento. Il tutto in un supporto che consente, tramite piatto e vite, di spremere (torchiare)  le bacche dopo l'infusione.
Tutto si era evangelicamente compiuto, restava la filtratura e l'imbottigliamento.
Il mirto gocciola dall'imbuto dentro alla bottiglia, sollevando le piccole corone brune col proprio peso.
Il profumo è intenso e il colore come di sangue di salasso. Mai avrei pensato che quelle piccole e insignificanti bacche macchiassero peggio dei carciofi e delle noci......
Ora il prodotto del mio artigianato da neofita era amorevolmente contenuto in ampolle di vetro, pronte a essere offerte ai palati curiosi.
Questo era il percorso nuovo, si aprivano nuove strade, laddove la vecchia vita non aveva saputo offrirne.