mercoledì 16 gennaio 2013

Variabile

"Variabile" è il termine che viene usato dai metereologi, per descrivere un cielo nuvoloso, parzialmente sereno, piovoso..... in tutti i casi, instabile. 
La realtà è molto, molto più immaginifica, tanto che cinquanta sfumature di grigio, così in voga di questi tempi, rischiano di essere limitative, quando si tratti di descrivere le gradazioni cromatiche che le nuvole offrono nello spettacolo del cielo "variabile".
In realtà la sceneggiatura prevede una indimenticabile tavolozza nelle tonalità del bianco e del nero, per quanto sfumati, con l'improvvisa e inaspettata irruzione di tutti i colori dell'iride, ben rappresentati da un arcobaleno ben intenzionato a mantenere gelosamente custodito il segreto del paiolo dell'oro.
Altre nubi stanno appoggiate morbide sui rilievi, quasi ad attendere il loro turno nello spettacolo e il diradarsi in due punti dell'orizzonte ci permette di avere l'esatta percezione del punto in cui nasce la tempesta.
"Variabile" è un lemma anonimo, sibillino, nasconde nel suo essere inosservato, un universo da esplorare, fatto di colori e di grigi, di luci e di buio, di nitidezza e opacità. Un universo di casuale e perfetta complementarietà, racchiuso in una sola parola.

martedì 8 gennaio 2013

Riunioni

Un tempo erano i camini e le aie, quando non le bettole dei vicoli del centro, i muti testimoni delle narrazioni che accompagnavano la vita dell'umanità. 
Poi la rivoluzione tecnologica ha separato le persone e costituito immensi quartieri dove i vicini di ballatoio non si conoscono e meno che mai si parlano.
Alla fine degli anni 60, inizio dei 70, l'aria si popolò di nomi improbabili e di colloqui a base di codici da adepti e segnali militari. La Citizien Band imperversava nelle città e fuori, con scorno immenso delle Autorità postali, che, con la loro Polizia, non riuscivano a estorcere le dovute tasse di concessione dai possessori del "baracchino".
Anche in quel caso la tecnologia ci mise la mano e la nascita di strumenti utilizzabili in auto, alimentò un immenso gioco di Guardia e Ladri che finì con l'ennesima sconfitta dei buoni da parte dei cattivi.
Ora è la volta di internet e dei social network. Ora tocca a loro riempire il vuoto lasciato dalla mentalità e pratica paesana, per dare spazio all'insulso mondo moderno, ma non è la stessa cosa e quello che è più clamoroso è che se ne rendono conto tutti.

lunedì 7 gennaio 2013

Passate le feste

Passata è ora la festa,
odo grande richiesta.

E finalmente siamo arrivati alla tanto attesa campagna elettorale, per eleggere il Parlamento degli onesti che, stavolta, rispecchi davvero il popolo immacolato che lo vota.
Le prospettive sono sempre le stesse, la vagante sinistra tace, in attesa di trovare un modo ragionevolmente plausibile per perdere le elezioni; l'odiosa categoria dei viscidi "moderati" che fanno coorte intorno all'incantatore di serpenti, si ripropone nel vecchio cavallo di battaglia di salvatori della Patria e la "novità" civica, costituita dal vecchio e colto professore, che (probabilmente) ha davvero salvato l'Italia dal tracollo in cui l'aveva trascinata la follia-antistato del Cavaliere di Arcore, ma lo ha fatto in un modo da accentuare le già ampie disegualianze che caratterizzavano l'italico popolo, riuscendo laddove anche i più feroci golpisti avevano fallito: mettere una nazione in ginocchio.
Il nodo è sempre quello, dall'inizio dei tempi e non ci sarà alcuna possibilità di scioglierlo; le tasse, ovvero come convincere le genti italiane a pagarle, come instillare nel nostro incosistente popolo il senso di Nazione e quindi far nascere all'interno di ogni individuo l'obbligo morale di attiva e spontanea partecipazione alla "cosa pubblica", anche con pagamenti in denaro.
Già, "morale", che termine desueto, che inutile pensiero.
In realtà, la morale italiana è famosa nel mondo. È vero, siamo geniali, forse come pochi altri popoli, siamo attenti e troviamo soluzioni creative a ogni pie' sospinto, ma quanto parlano di noi, i non italiani sorridono.
Non hatto torto del tutto, noi siamo i voltagabbana, siamo quelli pronti a saltare sul carro del vincitore, siamo quelli la cui Nazione finisce giunti sulla soglia di casa, dal marciapiede in là è "terra di nessuno", siamo quelli che la colpa o i doveri sono sempre di qualcun altro, meglio se del Governo, come se non ci rappresentasse..
Tutti i miei conoscenti e amici evasori giustificano appassionatamente il loro operato, chiamando in causa il livello elevato della pressione fiscale, che li fa sentire autorizzati a un comportamento considerato legittimo (del resto recentemente avvallato da autorevoli "statisti"), cioé quello di non pagare il dovuto, ma il minimo che consenta loro di non subire i temuti accertamenti dell'Agenzia delle Entrate.
Difficilmente si può contrastare un argomento così fondato, come dar loro torto, la pressione è realmente notevole. D'altra parte, è risaputo che anche un'aliquota minima, sarebbe comunque troppo, sarebbe contrario alla logica dominante, per qual motivo versare una parte dei propri soldi, al fine di mantenere una struttura di servizi collettivi? Già, perchè dare dei soldi faticosamente guadagnati e avere in cambio "solo" una Nazione,  è troppo poco.... non fu d'altronde Wiston Churchill, l'aristocratico vittoriano, considerato da molti un grande statista, che, al domani della sconfitta elettorale nell'immediato dopoguerra, esclamò con disappunto "17% di tasse, dove andremo a finire di questo passo..."? C'è poco da fare, anche gli statisti più illustri pagano mal volentieri il tributo dovuto allo Stato, che hanno contribuito a formare.
E allora diamo il via alla pantomima, che è sempre quella, tutti si lanciano a rotta di collo per la discesa delle facili promesse, non pagheremo tasse, o ne pagheremo in modo significativamente inferiore, avremo maggiori servizi, perché lo Stato e i suoi dipendenti diverranno improvvisamente virtuosi, la lotta all'evasione fiscale sarà dura e implacabile, fino a divenire non necessaria perchè lo Spirito Santo scenderà sugli italiani e li renderà fieri di partecipare alla spesa collettiva; anche la malavita avrà le ore contate e sarà bellamente sgominata dai propri simili in divisa nell'arco di una sola legislatura
Pensandoci bene, sono certo che sarà così, come dicono loro.......



..... almeno fino al 24 febbraio.






mercoledì 2 gennaio 2013

L'anno nuovo

L'avvento del nuovo anno offre l'occasione per ridisegnare i propri orizzonti, opportunità che vale assai di più dell'inutile profusione incontrollata di sciocchi auspici, che tanto in voga sono presso la maggioranza silenziosa.
Rimodulare le proprie aspettative è, di contro, esercizio interessante e particolarmente coinvolgente, la cui efficacia risiede nella cura con cui l'attuazione viene posta in essere. Componente principe di questo passaggio è l'onestà intellettuale che dev'essere propria di ogni analisi dei propri pensieri e del proprio comportamento: un setaccio a magliafine, il cui vaglio è tutto da conquistare.
Lo svolgimento corretto di questa pratica può decisamente condurre a un miglioramento significativo della qualità della propria vita e portare con sé la chiave di volta della cancellazione totale o parziale delle proprie frustrazioni.


martedì 1 gennaio 2013

2013

Può darsi che la maggioranza sia silenziosa perchè non ha niente da dire.

mercoledì 26 dicembre 2012

È stato sempre così?

Natale è passato da poche ore e tutto sembra volgere verso altri lidi. Il "siamo tutti più buoni", o il "aiutiamo chi sta peggio" ha repentinamente ceduto il posto al "cosa fate l'ultimo dell'anno?".
Già, passata è la festa, odo augelli far domande sul futuro.
Ma come non comprendere, come non provare un moto di solidarietà umana, in fondo i Maya ci avevano dati per spacciati solo pochi giorni fa.... e invece è filato tutto liscio, compresi il solstizio e l'allineamento dei pianeti, come non fare tesoro di questa lezione che ha evidenziato a ciascuno di noi quanta poca cosa siamo?
Quindi è chiaro che in un rinnovato orizzonte, si facciano ora largo tematiche di rilievo.... "cosa facciamo l'ultimo dell'anno?", con buona pace del buon senso dei buoni sentimenti attivati dall'incombente catastrofe distruttrice.
I consumi sono crollati, abbiamo meno soldi e meno felicità. Possiamo lenire tutto questo? Non dovrebbe essere così difficile recuperare un aspetto che abbia una parvenza significativamente umana, che sostituisca in tempi rapidi la beota voglia di trenini del "meu amigu Charlie".
Ma c'è che quando si va alla stazione occorre prendere un treno che ci passa.... un po' come mangiare quello che passa il convento. Per ora va così, ma cambierà? È mai stato diverso?
Forse abbiamo solo abboccato all'amo...... forse.

domenica 16 dicembre 2012

La prima notte di quiete.


Il sole non scompare, c'è sempre.
Non sempre è visibile, non sempre ci può riscaldare, ma non è sua responsabilità.
Il sole eroga in continuazione la sua energia benefica e confortante.
Nel cielo,  il sole occupa una posizione dominante, ma sono le nuvole che agiscono da regolatrici, quasi una impalpabile intercapedine.
È il flusso delle nuvole che distilla il calore che ci potrà raggiungere.
Ma il sole è infinatamente potente e le nuvole, prima o poi, avranno la peggio e si dissolveranno.
E quando le nuvole saranno svanite, la percezione della presenza del sole sarà netta e tranquillizzante, potremo tornare a respirare e la notte non farà più paura.
Il sole non c'è per caso.