lunedì 3 settembre 2012

La rivoluzione

I social network si sono riempiti di rivoluzionari, le bande armate di tastiere qwert, hanno capito che il potere si rovescia solo con la forza del pensiero e della cultura. I capi della contestazione si stanno preparando allo scontro con un certo fremito nel cuore e le masse pendono dalle loro bocche.
Chiunque viene messo alla berlina, meglio se ha un ruolo istituzionale. Basta una foto, un articolo chiaramente falso e un po' di improperi, perchè si monti lo sfogo dal malcontento. La casta deve essere abbattuta, la zoccola no, tiene famiglia.
La rivoluzione non aspetta, chi c'è, c'è e chi ritarda si perde lo spettacolo.
La prima linea è pronta a lanciare le sue bordate e le dita si lanciano ansiose verso i tasti, dando forma concreta al fuoco incrociato che spazzaerà via i cattivi politici e tutti i loro accoliti.
La battaglia infuria, l'ordine è di non fare prigionieri. Ce n'è per tutti,d'altronde la rivoluzione non lavora di cesello, chi è di fronte è il nemico e come tale viene spazzato via.
Si cominciano a contare i morti e i feriti vengono avviati allo scivolo verso la meritata morte.
Caspita, già le 12.00..... le forze d'attacco si assottigliano improvvisamente, c'è il pranzo da preparare o bisogna uscire dal lavoro. Insomma, bisogna pensare a cose più urgenti.
Ma come?.... e la rivoluzione?......Riprendiamo domani.

mercoledì 29 agosto 2012

La lotta di classe.

La beffa è che l'umanità è stata diivisa in un numero impressionante di classi, ceti sociali. Per complicare la vita, l'intreccio è stato concepito come un nodo gordiano, in modo che non si scorga il vero aspetto dell'enunciato, quello significativo: l'umanità è fondamentalmente divisa in due, quelli che mangiano e quelli che non mangiano.
Detta così sembra oltremodo semplicistica, ma è la realtà oggettiva dei fatti.
Noi siamo tra quelli che mangiano e, pur divisi in "n" sottocategorie, il peggiore di noi sta meglio del migliore dell'altra parte del mondo.
Il punto di forza su cui si regge il nostro sistema di malaffare è, quindi, questo: tutti abbiamo da perdere, anche quello che pensa di non avere alcuna chance.
Per dirla con Fantozzi, prende forza il convincimento di essere sempre stati presi per il culo. Abbiamo organizzato una guerra sociale al nostro interno, per non prendere atto che abbiamo retto il sacco ai ladri e agli affamatori, salvo poi piangere dichiarando la nostra innocenza.
Il ritegno non abita più qui.

domenica 19 agosto 2012

Precisiamo

Ma chi ha detto che non tutti i mali vengono per nuocere?
Ci sono, forse, mali che vengono per nuocere il meno possibile? Ma andiamo!. Nuocere è il loro intento principale, non potrebbe essere altrimenti ed è bene che ciascuno lo abbia ben chiaro nel proprio pensiero.
Il fatto che poi, ogni tanto, siano spunto per un sobbalzo di orgoglio o di intelligenza, è altro paio di maniche, che non altera la loro malvagia e perfida natura.
È incondivisibile che il male possa contenere un qualche quantitativo di positività, oltre che essere una distorsione del perfetto equilibrio di complementarietà che sta alla base di tutte le convinzioni religiose.
 Il male è solo male ed è nocivo. È solo grazie alla perversità del male che siamo in grado di collocare nella giusta scala di valore il bene, che è solo bene e, in quanto tale, contrapposto e complementare al male.


Il peso e il sollievo

Durante l'anno il sole sorge e tramonta in continuazione, anche negli anni bisestili. So che è una banalità, ma il sorgere del sole arriva ad avere una valenza di vitale importanza per qualsiasi essere vivente, quasi che il peso del vivere, sia lenito dalla sicurezza rappresentata dal moto incessante della nostra stella.

venerdì 3 agosto 2012

Gli opposti estremismi

Mano a mano che il tempo passa, mi rendo conto che non mi piace essere italiano, seppure la malasorte abbia voluto che lo fossi. 
Tollero poco questa genia, ostaggio della stupidità litigiosa che solo la contrapposizione ottusa, fideistica e integralista sa generare.
La fazione bianca è nemica di quella nera. Non esistono gli avversari politici, interlocutori dialettici, esistono solo  nemici da sterminare, possibilmente fra mille sofferenze, per il solo fatto di avere un'idea diversa dalla nostra.
Becero popolo gravido di stupida ignoranza, che vince l'insicurezza del vivere con la certezza del pensiero unico. Mai un dubbio, mai un brivido, per quanto remoto, di ripensamento. Solo granitiche convinzioni dogmatiche, alla cui ombra inaridisce la facoltà di pensare.
Chiunque si avventuri in un tentativo di analisi critica sull'opera di un personaggio politico, si scontra con l'opposizione giustificativa, agli stupidi occhi di chi la sostiene, che il pari della fazione opposta ha fatto di peggio.
Secondo il vecchio e collaudato criterio di craxiana memoria, per cui se tutti rubano, nessuno è un ladro.
Si rassegnino, dunque, coloro che hanno condotto la propria vita all'insegna di sani e forti principi morali, nell'Italia cattolica si possono pepetrare le più feroci nefandezze ai danni dei propri simili, nella certezza che nessuno potrà condannarci, se non Lui.... che oltretutto, essendo misericordioso, fornisce la speranza più che fondata, di scamparla anche nell'altra vita.

mercoledì 25 luglio 2012

I soldi danno la felicità o la libertà?

Una banalità da casalinghe di Voghera asserisce che i soldi non danno la felicità... Vero, ma neanche un tonno da 130 chili o una camera d'aria sgonfia. la danno, perchè dovrebbero i soldi.....
È un discorso complesso che implica un'attenta analisi sul concetto di felicità, o più banalmente di vita, eccellentemente affrontato da Fromm nel suo saggio più noto. 
Per scendere dall'Olimpo dei grandi e ritornare alle bettole, luoghi ben più consoni al nostro livello di dissertazione, appare evidente anche a uno stolto che il soldi consentono di acquisire merci, saziando quella necessità di possesso che moltissimi confondono con la felicità.
Ma se quanto affermiamo è vero, non sono i soldi a dare la felicità, ma le merci che vengono, loro tramite, acquisite. Quindi gli oggetti danno la felicità.
Guardandomi intorno, mi rendo conto che la mia soffitta, dove passo molte ore del mio tempo, è piena di oggetti comprati con soldi..... dovrei, quindi, essere felice. Il fatto di non esserlo o non sertirlo, mi fa ipotizzare di avere qualche rotella fuori posto.
Una persona cara, mi ha detto che i soldi non danno la felicità, ma ti danno la libertà......
La mia mente si è subito collegata al concetto di riscatto. Se vieni rapito, il pagamento della cifra richiesta ti restituisce alla libertà. Solo in questo caso riesco a vedere abbinate le due entità denaro e libertà.
Per chi, come me, ha la libertà come unico faro nella conduzione della propria vita, unalibertà comprata perde di interesse, poichè molto probabilmente non è una libertà libera, ma un surrogato della presunta pontenza che il denaro offre in un'organizzazione sociale tardo-bizantina, quale quella che stiamo vivendo.
Il denaro serve a togliere la libertà, non a darla, serve a sopraffare la libertà, non ad acquisirla..... e mentre siamo certi che la libertà possa farci dono della felicità, non siamo altrettanto sicuri che la felicità ci conduca alla libertà, seppure ne sia una componente importante, non è purtroppo, l'unica.


mercoledì 4 luglio 2012

La vita di successo e il successo nella vita.

Quando si può dire che una persona ha vissuto la vita con successo? Cosa ci spinge a considerare una persona di successo come tale? Esistono riferimenti univoci da considerare, oppure ci sono parametri variabili a seconda dei singoli casi?
I più sono portati a ritenere che il successo sia sovrapponibile alla fama, alla notorietà, alla visibilità ricevuta a qualsiasi titolo e questo rischia già di portare nell'analisi elementi ingannevoli. I più sono portati a ipotizzare che la sovraesposizione data da strumenti di comunicazione di massa, come la televisione, sia peculiarmente un elemento di successo. Ma è cosa nota che i più gravitano intorno alla sfera dell'ignoranza e dell'incapacità di eseguire un'analisi che abbia un minimo di attendibilità.
In realtà, ci sono sempre state persone che, nelle varie epoche, sono state seguite dalla luce della fama, ma la notorietà era riconosciuta nell'ambito dell'esercizio di attitudini in una qualsivolgia attività, mentre negli ultimi tempi il non essere visibile, a prescindere dalle cose che si sanno fare,equivale al non esistere.
Altri, altrettanto numerosi,  valutano il successo dalla quantità di denaro accumulata, dal benessere ostentato e dall'agiatezza procurata dalla florida posizione economica.. Questo elemento è già più accattivante, la capacità di accumulare denaro, mette a disposizione dei privilegiati capaci di tale arte, l' opportunità di possedere cose, il che, nel nostro mondo di aspiranti consumatori, ha il suo bel fascino e scatena fior di invidie.
A riguardo, occorre evidenziare che il fare soldi non sempre è riconducibile alla capacità dell'individuo di saper usare l'ingegno meglio di altri. Sull'argomento sarebbe, quindi, preferibile una grande distinzione a monte, coloro che hanno accumulato denaro sfruttando posizioni di privilegio e coloro che hanno accumulato denaro contando esclusivamente sulla propria capacità creativa e confrontandosi poi con le potenzialità di vendita e, quindi, di creare ricchezza del frutto del loro ingegno.
Per quanto possa essere considerata una divisione opinabile (cosa non lo è?) e pretestuosa, la divisione nelle due categorie poc'anzi enunciate riveste un mero valore morale e (in parte) moralistico, che non scalfisce minimamente l'invidia e l'ammirazione che la nostra società riserva a chi accumula ricchezze.
Un'altra vasta schiera ha la predilezione per chi riesce a scalare posizioni sociali, riuscendo nel raggiungere posizioni di potere e visibilità che non possono non generare bieca invidia. 
Riassumendo, potremmo affermare che le persone di successo hanno fama, denaro e potere... non necessariamente in quest'ordine e di certo non è indispensabile che li posseggano tutti e tre.
Considerando, un po' grossolanamente, questi i riferimenti generali a cui i più si ispirano, potremmo dichiarare che chi non ha nessuno di questi tre elementi nel proprio carnet, possa considerare la propria vita alla stregua di un fallimento totale..... il che non ci consola molto....