domenica 19 agosto 2012

Precisiamo

Ma chi ha detto che non tutti i mali vengono per nuocere?
Ci sono, forse, mali che vengono per nuocere il meno possibile? Ma andiamo!. Nuocere è il loro intento principale, non potrebbe essere altrimenti ed è bene che ciascuno lo abbia ben chiaro nel proprio pensiero.
Il fatto che poi, ogni tanto, siano spunto per un sobbalzo di orgoglio o di intelligenza, è altro paio di maniche, che non altera la loro malvagia e perfida natura.
È incondivisibile che il male possa contenere un qualche quantitativo di positività, oltre che essere una distorsione del perfetto equilibrio di complementarietà che sta alla base di tutte le convinzioni religiose.
 Il male è solo male ed è nocivo. È solo grazie alla perversità del male che siamo in grado di collocare nella giusta scala di valore il bene, che è solo bene e, in quanto tale, contrapposto e complementare al male.


Il peso e il sollievo

Durante l'anno il sole sorge e tramonta in continuazione, anche negli anni bisestili. So che è una banalità, ma il sorgere del sole arriva ad avere una valenza di vitale importanza per qualsiasi essere vivente, quasi che il peso del vivere, sia lenito dalla sicurezza rappresentata dal moto incessante della nostra stella.

venerdì 3 agosto 2012

Gli opposti estremismi

Mano a mano che il tempo passa, mi rendo conto che non mi piace essere italiano, seppure la malasorte abbia voluto che lo fossi. 
Tollero poco questa genia, ostaggio della stupidità litigiosa che solo la contrapposizione ottusa, fideistica e integralista sa generare.
La fazione bianca è nemica di quella nera. Non esistono gli avversari politici, interlocutori dialettici, esistono solo  nemici da sterminare, possibilmente fra mille sofferenze, per il solo fatto di avere un'idea diversa dalla nostra.
Becero popolo gravido di stupida ignoranza, che vince l'insicurezza del vivere con la certezza del pensiero unico. Mai un dubbio, mai un brivido, per quanto remoto, di ripensamento. Solo granitiche convinzioni dogmatiche, alla cui ombra inaridisce la facoltà di pensare.
Chiunque si avventuri in un tentativo di analisi critica sull'opera di un personaggio politico, si scontra con l'opposizione giustificativa, agli stupidi occhi di chi la sostiene, che il pari della fazione opposta ha fatto di peggio.
Secondo il vecchio e collaudato criterio di craxiana memoria, per cui se tutti rubano, nessuno è un ladro.
Si rassegnino, dunque, coloro che hanno condotto la propria vita all'insegna di sani e forti principi morali, nell'Italia cattolica si possono pepetrare le più feroci nefandezze ai danni dei propri simili, nella certezza che nessuno potrà condannarci, se non Lui.... che oltretutto, essendo misericordioso, fornisce la speranza più che fondata, di scamparla anche nell'altra vita.

mercoledì 25 luglio 2012

I soldi danno la felicità o la libertà?

Una banalità da casalinghe di Voghera asserisce che i soldi non danno la felicità... Vero, ma neanche un tonno da 130 chili o una camera d'aria sgonfia. la danno, perchè dovrebbero i soldi.....
È un discorso complesso che implica un'attenta analisi sul concetto di felicità, o più banalmente di vita, eccellentemente affrontato da Fromm nel suo saggio più noto. 
Per scendere dall'Olimpo dei grandi e ritornare alle bettole, luoghi ben più consoni al nostro livello di dissertazione, appare evidente anche a uno stolto che il soldi consentono di acquisire merci, saziando quella necessità di possesso che moltissimi confondono con la felicità.
Ma se quanto affermiamo è vero, non sono i soldi a dare la felicità, ma le merci che vengono, loro tramite, acquisite. Quindi gli oggetti danno la felicità.
Guardandomi intorno, mi rendo conto che la mia soffitta, dove passo molte ore del mio tempo, è piena di oggetti comprati con soldi..... dovrei, quindi, essere felice. Il fatto di non esserlo o non sertirlo, mi fa ipotizzare di avere qualche rotella fuori posto.
Una persona cara, mi ha detto che i soldi non danno la felicità, ma ti danno la libertà......
La mia mente si è subito collegata al concetto di riscatto. Se vieni rapito, il pagamento della cifra richiesta ti restituisce alla libertà. Solo in questo caso riesco a vedere abbinate le due entità denaro e libertà.
Per chi, come me, ha la libertà come unico faro nella conduzione della propria vita, unalibertà comprata perde di interesse, poichè molto probabilmente non è una libertà libera, ma un surrogato della presunta pontenza che il denaro offre in un'organizzazione sociale tardo-bizantina, quale quella che stiamo vivendo.
Il denaro serve a togliere la libertà, non a darla, serve a sopraffare la libertà, non ad acquisirla..... e mentre siamo certi che la libertà possa farci dono della felicità, non siamo altrettanto sicuri che la felicità ci conduca alla libertà, seppure ne sia una componente importante, non è purtroppo, l'unica.


mercoledì 4 luglio 2012

La vita di successo e il successo nella vita.

Quando si può dire che una persona ha vissuto la vita con successo? Cosa ci spinge a considerare una persona di successo come tale? Esistono riferimenti univoci da considerare, oppure ci sono parametri variabili a seconda dei singoli casi?
I più sono portati a ritenere che il successo sia sovrapponibile alla fama, alla notorietà, alla visibilità ricevuta a qualsiasi titolo e questo rischia già di portare nell'analisi elementi ingannevoli. I più sono portati a ipotizzare che la sovraesposizione data da strumenti di comunicazione di massa, come la televisione, sia peculiarmente un elemento di successo. Ma è cosa nota che i più gravitano intorno alla sfera dell'ignoranza e dell'incapacità di eseguire un'analisi che abbia un minimo di attendibilità.
In realtà, ci sono sempre state persone che, nelle varie epoche, sono state seguite dalla luce della fama, ma la notorietà era riconosciuta nell'ambito dell'esercizio di attitudini in una qualsivolgia attività, mentre negli ultimi tempi il non essere visibile, a prescindere dalle cose che si sanno fare,equivale al non esistere.
Altri, altrettanto numerosi,  valutano il successo dalla quantità di denaro accumulata, dal benessere ostentato e dall'agiatezza procurata dalla florida posizione economica.. Questo elemento è già più accattivante, la capacità di accumulare denaro, mette a disposizione dei privilegiati capaci di tale arte, l' opportunità di possedere cose, il che, nel nostro mondo di aspiranti consumatori, ha il suo bel fascino e scatena fior di invidie.
A riguardo, occorre evidenziare che il fare soldi non sempre è riconducibile alla capacità dell'individuo di saper usare l'ingegno meglio di altri. Sull'argomento sarebbe, quindi, preferibile una grande distinzione a monte, coloro che hanno accumulato denaro sfruttando posizioni di privilegio e coloro che hanno accumulato denaro contando esclusivamente sulla propria capacità creativa e confrontandosi poi con le potenzialità di vendita e, quindi, di creare ricchezza del frutto del loro ingegno.
Per quanto possa essere considerata una divisione opinabile (cosa non lo è?) e pretestuosa, la divisione nelle due categorie poc'anzi enunciate riveste un mero valore morale e (in parte) moralistico, che non scalfisce minimamente l'invidia e l'ammirazione che la nostra società riserva a chi accumula ricchezze.
Un'altra vasta schiera ha la predilezione per chi riesce a scalare posizioni sociali, riuscendo nel raggiungere posizioni di potere e visibilità che non possono non generare bieca invidia. 
Riassumendo, potremmo affermare che le persone di successo hanno fama, denaro e potere... non necessariamente in quest'ordine e di certo non è indispensabile che li posseggano tutti e tre.
Considerando, un po' grossolanamente, questi i riferimenti generali a cui i più si ispirano, potremmo dichiarare che chi non ha nessuno di questi tre elementi nel proprio carnet, possa considerare la propria vita alla stregua di un fallimento totale..... il che non ci consola molto....





sabato 9 giugno 2012

Intelligenza?

Il termine intelligenza è abusato, oltremodo abusato. 
Peraltro, spesso a sproposito.
Non esiste, infatti, un'esatta definizione condivisa del lemma e questo è già il primo insormontabile punto.
I dotti, medici e sapienti, potranno obiettare che il vangelo è, in questi casi, costituito dal vocabolario della lingua italiana. Come dare torto a cotanta dimostrazione di lungimirante acume intellettuale?
Il fatto è che l'accezione comune, non ha attinenza alcuna con quanto definito e decretato nei lussuosi salotti dove gli accademici si nutrono di crusca, ma spesso differisce anche in modo significativo.
L'accumulo di nozioni è spesso scambiato per cultura, che in qualche modo si trova a essere affine all'intelligenza, Ma non rappresenta, ahinoi, né l'una né l'altra.
La tirannia del concetto enciclopedico di illuministica memoria tarda a morire nell'immaginario del popolo nato dalla rivoluzione francese, che continua a pascersi di quiz e inutilità..
Questo il fatto. Si tratta ora di stabilire se ci possano essere soluzioni e quali tempistiche queste possano avere.

giovedì 7 giugno 2012

Il futuro.

Ha ragione chi afferma che bisogna vivere il presente, l'attimo fuggente di letteraria memoria. La prassi non è agilissima nell'esser perseguita, ma è percorribile con molta concentrazione e tanta buona volontà.
Il neo della faccenda, sta nell'impossibilità emotiva dei più, di vivere sempre nel presente. Lo stress generato nella testa di chi non ha dimestichezza col pensiero e la realtà, ha un impatto devastante.
Col passare del tempo, ci siamo convinti che il futuro e, quindi, il rimandare, siano stati predisposti a uso e consumo di chi non ha, al fine di evitare tardive, quanto inopportune richieste di nuova divisione della ricchezza, col solo scopo di riequilibrare un poco la disparità sociale presente anche (ma non solo) nelle società più agiate.
Enunciare "gli ultimi saranno i primi" significa allontanare l'orizzonte del benessere e della sofferenza che deriva dalla disegualianza, a vantaggio di chi ha, al punto da far sospettare, con qualche margine di ragione, che sia la stessa classe abbiente a perfezionare questa filosofia del rimando per evitare le brutte sorprese che l'acquisizione della consapevolezza porta spesso con sè.
In soldoni, potremmo dire che il futuro è reazionario, decisamente di destra, progettato e ipoteticamente prospettato al solo fine di mantenere lo status quo.
Ma non illuda questo fatto coloro che sperano nel "sol dell'avvenire", il presente non è di destra, ma nemmeno di sinistra. Infatti, non richiede l'elaborazione e la programmazione di piani quinquennali, tollerando solo l'immediatezza del comportamento coerentemente intelligente..